I primi timori del dottor Jeremy non erano infondati. E l'inferma, aggravatasi ancora per l'ansietà cagionatale dalla malattia del padre e per il dolore della sua morte, declinava rapidamente verso la tomba.
Gertrude non era tuttavia riuscita a comprendere se ella ne fosse consapevole o no. Mai la signora Sullivan aveva parlato su questo soggetto, nè accennato in alcun modo a un presentimento della sua prossima fine. Anche ora, osservando la sua placida apparenza, la fanciulla propendeva a credere ch'ella s'illudesse sul proprio stato.
Ma il dubbio fu rimosso. Dopo essere rimasta qualche minuto assorta nella sua intensa meditazione, ch'era forse una preghiera, la malata riaperse gli occhi, e fissandoli in quelli della sua giovane amica, disse con voce chiara è calma:
— Gertrude, io non rivedrò più Guglielmo! —
Gertrude non rispose.
— Vorrei scrivergli e dirglielo io stessa, — ella proseguì — ma sarà meglio, se non ti spiace, di scrivere tu per me, come tante volte, ch'io ti detti ciò che devo dirgli.... Non c'è tempo da perdere; perchè sento che vo mancando, e non è probabile che mi duri a lungo la forza di farlo.... Toccherà a te, figliuola mia, dargli la notizia, quando tutto sarà finito; ne hai abbastanza di tristi doveri, tu; voglio almeno risparmiarti la pena di prepararlo al colpo che l'aspetta.... Sei disposta a cominciare la lettera oggi?
— Sicuro, zietta mia, se vi pare che sia bene così.
— Sì, cara, mi pare. Ciò che gli scrivesti l'ultima volta, concerneva soltanto la malattia e la morte del nonno, non è vero? Di me non gli dicesti nulla che lo potesse impensierire?
— Nulla affatto.
— Allora è tempo d'avvertirlo, povero ragazzo! Non c'è bisogno che il dottor Jeremy me lo dica, perchè io sappia che muoio!