Gertrude prese la Bibbia, e avendola aperta al Vangelo di San Marco le cadde lo sguardo sul passo dell'agonia di Gesù nell'orto di Getsemani. Con savio criterio ella stimò che nulla poteva essere appropriato allo stato d'animo della signora Sullivan più che la commovente descrizione della lotta sostenuta dal Salvatore contro la propria umanità; nulla più atto a quetare il suo spirito, a sedare la ribellione della sua natura umana, che il visibile conflitto tra l'umano e il divino, con tanta patetica evidenza narrato dall'Apostolo; nulla più efficace che l'esempio del Figlio di Dio, il quale alla Sua preghiera, tre volte ripetuta, che venisse allontanato da Lui, se era possibile, il calice amaro, aggiungeva piamente: «Sia fatta la Tua volontà e non la mia!»
Senza esitare ella lesse, ed ebbe la sodisfazione di vedere che la lettura aveva avuto lo sperato effetto, perchè quando tacque, indovinò sulle labbra della madre di Guglielmo, giacente in un atteggiamento di calma serena, le parole del Redentore. Non volendo disturbarla nelle sue meditazioni, non le rammentò la lettera al figliuolo, e sedette presso il letto in silenzio. Mezz'ora dopo la malata dormiva d'un placido sonno. Il suo volto aveva un'espressione di pace e di letizia così soave, che la fanciulla godeva nel contemplarlo. Innanzi ch'ella si destasse, l'ombra della notte invase la stanza. Gertrude, invisibile nel buio, sussultò udendo il suo nome. Prontamente accese una candela, e s'accostò a lei.
— Oh, cara, che bel sogno ho fatto! — disse la signora Sullivan. — Siedi qui accanto a me: voglio raccontartelo. La realtà stessa non può essere più viva. Mi pareva d'attraversar l'aria a volo, librandomi sopra le nubi, in mezzo a fulgide stelle. Benchè rapido, il moto era tanto dolce che non mi stancava. Ed io viaggiavo, viaggiavo, passando in alto su terre e su mari. Infine vidi sotto di me una città bellissima, con chiese, torri, monumenti e un visibilio di gente che andava e veniva in tutte le direzioni. Avvicinatami, potei distinguere le facce di quegli uomini e quelle donne, e in una strada affollata notai un giovane che mi ricordava Guglielmo. Gli tenni dietro, e tosto mi sentii sicura ch'era lui stesso. Egli naturalmente mostrava un'età maggiore di quando ci lasciò, e il suo aspetto era proprio quale me lo sono sempre figurata, secondo le descrizioni che ci ha date nelle sue lettere dei cambiamenti fatti in questi anni. Lo seguii attraverso parecchie strade, finchè egli entrò in un vasto e bell'edifizio che sorgeva nel centro della città. Entrai anch'io. Passammo per ampie sale e altre stanze, tutte riccamente mobiliate, e ci fermammo in un salotto da pranzo. Nel mezzo c'era una tavola coperta di bottiglie, di bicchieri, e d'un magnifico servito ove restavano ancora dolci e frutta quali mai non ne vidi in vita mia. Vi sedeva intorno una brigata di giovanotti, molto ben vestiti, ed alcuni di così attraente apparenza, ch'io ne sarei rimasta incantata se non avessi avuto lo strano potere di leggere nei loro cuori e scoprire il male che vi s'annidava.
«Uno aveva un viso piacentissimo in cui brillava l'intelligenza; era infatti dotato di non comuni facoltà mentali; ma io, vedendo più addentro che non si vegga d'ordinario, m'accorgevo, grazie a una specie d'istinto, che tutto il suo acume, tutta la sua genialità, non erano per lui se non mezzi d'ingannare gli uomini abbastanza folli od ingenui da lasciarsi cogliere a' suoi lacci; e portava in tasca, io lo sapevo, un paio di dadi falsati.
«Un altro era la delizia della compagnia per il suo spirito arguto e faceto; ma a me non sfuggivano i primi indizi dell'ebbrezza, e non dubitavo che di lì a un'ora non sarebbe più stato padrone dei propri atti.
«Un terzo si sforzava invano di sembrare felice; al mio sguardo scrutatore la sua anima appariva a nudo, e io non ignoravo ch'egli era torturato dall'angoscia d'aver perduto il giorno innanzi, al giuoco, tutto il suo denaro e parte di quello del suo principale, e dalla paura di non aver tanta fortuna da rivincere quella sera l'ingente somma.
«E come questi tre, tutti i presenti erano sulla china d'una vita viziosa, e più o meno prossimi alla rovina. Nondimeno avevano un'aria piacevole e gaia, da cui Guglielmo, gli occhi del quale andavano dall'uno all'altro, pareva attirato e sedotto.
«Uno di loro gli offerse un posto alla tavola, che tutti lo sollecitarono a prendere. Sedette, e il giovanotto che stava alla sua destra colmò un bicchiere di vino limpido e generoso invitandolo a bere. Egli esitò un momento, poi lo accostò alle labbra. In quella io gli toccai una spalla. Si volse, mi vide, e subito il bicchiere gli cadde di mano, e il vino si sparse a terra in mezzo ai frantumi del cristallo. Gli feci un cenno. Egli si rizzò e mi seguì. L'allegra compagnia lo richiamava a gran voce; anzi, uno dei commensali gli afferrò un braccio e tentò di trattenerlo, ma egli si liberò con una scossa nè volle ascoltare le loro proteste. Non eravamo però ancora usciti dal palazzo, quando colui ch'io avevo osservato per il primo e che sapevo essere il più astuto e il più pericoloso della brigata, sbucò da una stanza vicina al portone dov'era arrivato da un'altra parte, e sussurrò qualche parola all'orecchio di Guglielmo. Il mio figliuolo titubò, si voltò indietro, e forse avrebbe ceduto alla tentazione, s'io non mi fossi piantata di fronte a lui, alzando l'indice con un gesto di minaccia, e scotendo il capo. Allora egli respinse risolutamente il tentatore, si slanciò fuori, e scese a precipizio la lunga scalinata d'ingresso, prima che potessi raggiungerlo.
«Ma io mi movevo con grande rapidità, sicchè non tardai a ritrovarmi al suo fianco, e presi a guidarlo attraverso le vie formicolanti di gente. Molte furono le avventure che incontrammo, e da ogni parte scorgevo tranelli tesi agl'incauti ed agl'inesperti. Più d'una volta il mio occhio vigile salvò lo spensierato ragazzo da qualche insidia in cui senza la sua mamma sarebbe certo caduto. Di tanto in tanto lo perdevo di vista, e dovevo ritornare sui miei passi: ora lo aveva diviso da me la folla, ora s'era volontariamente indugiato dove il popolino si divertiva, per assistere da spettatore a' suoi sollazzi o mescolarvisi. Però sempre obbediva al mio ammonimento e proseguivamo insieme il cammino. Intanto calava la sera.
«A un tratto, passando per una via rischiarata da numerosi lampioni, m'avvidi che Guglielmo non mi accompagnava più. Lo cercai di qua e di là, ma non riuscii a trovarlo. Ansiosa, corsi un'ora di strada in strada chiamandolo a nome: nessuna risposta. Alfine, spiegate le mie ali, m'inalzai sopra la città popolosa e l'esplorai con lo sguardo nella speranza di scoprirvi il mio figliuolo come già appena arrivata.