«Non fui delusa. Egli m'apparve in una sontuosa sala, illuminata a giorno, tra un'accolta di gaudenti del gran mondo. Una splendida giovane s'appoggiava al suo braccio, e io le vedevo nel cuore che la virile bellezza e le attrattive dello spirito di lui non la lasciavano indifferente. Allora tremai per Guglielmo! Ella era avvenentissima e ricca, ed anche molto elegante e corteggiata, come mostravano la ricercatezza del suo abbigliamento e l'ammirazione che destava intorno a sè. Ma io penetravo l'anima sua, e sapevo quanto ella fosse vana, superba, frivola, gelidamente egoista; sapevo che se amava Guglielmo era perchè la seducevano i suoi pregi esteriori, le sue piacevoli maniere, il suo radioso sorriso, e non per la nobiltà della sua natura, che non poteva apprezzare. Mentre essi passeggiavano nella sala e quella ch'era decantata come la regina della festa dava a lui solo il suo tempo e i suoi pensieri, io scesi invisibile accanto a mio figlio e di nuovo gli toccai una spalla. Egli guardò in giro, ma prima che avesse scorto il volto materno, la voce della sirena cattivò tutta la sua attenzione, ed ogni mio sforzo per staccarlo da lei fu inutile, poichè non mi udiva nemmeno. Infine ella disse alcune parole che svelarono all'alta mente del mio Guglielmo la follia e l'egoismo di quell'anima mondana. Allora, io, cogliendo il momento in cui ella stessa aveva indebolito il suo fascino su di lui, me lo strinsi tra le braccia, e, aperte le ali, volai lontano lontano, portando meco il premio conquistato. Salendo così nell'aria sentivo il mio figliuolo abbandonarsi sul mio petto, e il giovane nel fiore della virilità ridivenire il bambino che soleva posarvi come in un caldo nido la bionda testolina ricciuta. A rapido volo ritornavamo al luogo natio, passando su terre e su mari. E non sostammo finchè io non vidi la mia diletta Gertrude che ci aspettava in un verde prato, sul pendio d'una collina, all'ombra di grandi alberi. Volavo verso di lei per deporre a' suoi piedi la preziosa mia creatura, quando mi destai pronunziando il tuo nome....

«Ah, cara, l'amarezza del calice che debbo vuotare è oramai svanita! Un angelo del Cielo me lo porge. Io non desidero più di rivedere mio figlio in questo mondo, perchè sono persuasa che la mia dipartita s'accorda coi disegni d'una misericordiosa Provvidenza. Adesso credo che nella mia veste mortale sarei forse impotente a salvare Guglielmo dalle tentazioni, a distorlo dal peccato; ma il puro spirito materno avrà maggiore virtù. Nella certezza che la mamma veglia su lui dalla sua dimora celeste, che s'adopra a mantenerlo nel retto sentiero, egli troverà una più valida difesa contro il pericolo, un più sicuro rifugio per l'anima insidiata, ch'ella non potrebbe offrirgli se fosse sulla terra. Adesso, o Padre, io posso dire dal profondo del cuore: «Sia fatta la Tua volontà e non la mia!» —

Da quell'ora fino alla sua morte, che seguì circa un mese dopo, la signora Sullivan conservò la stessa tranquillità d'animo, la stessa perfetta rassegnazione. Come ella diceva, il suo dolore aveva perduto ogni amarezza. La lettera che dettò per Guglielmo esprimeva la sua piena fede nella bontà e nella saggezza della Provvidenza divina, e lo esortava a sottomettersi con reverenza ed amore ai decreti dell'Onnisciente. Gli ricordava le prime lezioni ch'ella gli aveva date, la pietà e la padronanza di sè inculcategli fin dai più teneri anni, e gli rivolgeva come estrema sua preghiera la raccomandazione che il suo influsso su di lui venisse aumentato anzichè diminuito dalla morte, che la sua presenza fosse da lui sentita come reale e continua. Infine ella che fedelmente aveva lottato contro le avversità, lo ammoniva di guardarsi dai pericoli e dalle insidie che accompagnano la prospera fortuna, e di non smentire mai, nè screditare l'educazione ricevuta.

Gertrude piegò la lettera credendola finita, poi uscì per recarsi alla scuola dove insegnava. Ma tosto che si fu allontanata, la signora Sullivan la riaperse, e con la sua mano debole e tremante aggiunse sul foglio già quasi riempito alcune righe che dicevano la disinteressata, paziente, amorosa devozione della fanciulla, chiudendo con queste parole: «Figliuolo mio, finchè avrai cara la memoria del tuo nonno e della tua mamma, non cessar di mostrare tutta la gratitudine di cui il tuo cuore è capace a colei che le mie forze non mi consentono di lodarti quanto merita.»

Ella si spense così lentamente, a grado a grado, che la catastrofe quasi fu un colpo inaspettato per Gertrude, la quale, pur vedendo l'opera distruttrice della malattia, non poteva risolversi a credere che sarebbe una volta compiuta.

E fu nel silenzio della notte, senza nessuno fuor della giovane Giannina tutta sgomenta, per aiutarla e sostenerla, ch'ella assistette alla dipartita di quell'anima a lei tanto cara.

— Ti fa paura vedermi morire? — le domandò la signora Sullivan circa un'ora innanzi la sua fine.

— No, — ella rispose.

— Ebbene, volgimi un poco verso di te, — disse la morente — affinchè il tuo viso, figliuola mia buona, sia l'ultimo aspetto terrestre su cui si posino i miei occhi. —

Gertrude obbedì. E la madre di Guglielmo spirò, con la mano nella mano di lei, e uno sguardo di profondo affetto negli occhi che la fissavano mentre si spegneva.