Così i coniugi Arnold, i quali avevano costantemente usato affettuose attenzioni alla signora Sullivan e a Gertrude, ed erano stati le sole persone ammesse oltre il dottore nella camera dell'inferma, volevano ad ogni costo che la giovanetta, due volte orfana, su cui credevano d'avere quasi un diritto di tutela, stesse con loro, sotto la loro protezione, fino ch'Emilia non fosse ritornata dal suo viaggio: perchè come i W. limitavano a questo termine il loro invito. Ma la famiglia del pastore essendo numerosa, e la sua casa relativamente piccola, come la sua paga, l'offerta era mossa da un puro sentimento benevolo: pertanto egli, e la prudente ed economa sua consorte, udito da Gertrude ch'ella guadagnava abbastanza da potersi mantenere con decoro, e aveva risolto di conservare la propria indipendenza, l'approvarono entrambi vivamente; anzi la signora la consigliò e l'aiutò nel modo più efficace.

Ella aveva una sorella vedova che suppliva alla deficienza della sua rendituccia tenendo a dozzina alcune signorine venute a Boston per compiere i loro studi. Gertrude non la conosceva, ma ne aveva spesso inteso parlare con molti elogi; e la sua speranza di trovare da lei una dimora gradevole e non troppo costosa, non fu delusa. La signora Warren, avendo appunto libera una bella camera sul davanti, grande e chiara, acconsentì di buon grado a darla alla giovane maestra che la sorella caldamente le raccomandava. Le condizioni erano convenientissime, e Gertrude poteva prendere subito possesso della sua nuova abitazione.

La signora Sullivan le aveva lasciato tutti i suoi mobili, parecchi dei quali comperati di recente, e scelti, secondo il desiderio di Guglielmo, tra i migliori per qualità e fattura. A fine di risparmiarle le fatiche dello sgombero, dopo i tanti strapazzi a cui s'era sottoposta, la signora Arnold e le sue due figliuole maggiori insistettero amorevolmente perchè ella non s'occupasse che della scuola e affidasse a loro l'incarico di far trasportare e disporre nella sua stanza i mobili che desiderava collocarvi, ed invigilare l'imballaggio del resto: giacchè la fanciulla non voleva che alcun oggetto fosse venduto. Fu per lei un gran sollievo l'essere dispensata dall'assistere al doloroso spettacolo dello spogliamento e dell'abbandono di quella casa ch'era stata il piacere e l'orgoglio della cara amica perduta. E quando entrò nella camera cedutale dalla signora Warren, sebbene le si stringesse il cuore alla vista di quei mobili a lei tanto familiari, ella, ammirando la cura e il buon gusto con cui ogni cosa era disposta per riceverla, pensò che avrebbe commesso un peccato desolandosi e chiamandosi sola al mondo, mentre v'erano anime così buone e mani così operose, pronte a venirle amorosamente in aiuto.

La sera, passò nel salotto da pranzo, dove s'aspettava di trovare alla tavola del tè soltanto persone sconosciute; ma con sua grata maraviglia vide tra le commensali Fanny Bruce, la quale, lasciata a Boston dalla madre e dal fratello che viaggiavano per diporto, era già da parecchie settimane nel numero delle dozzinanti della signora Warren. Fanny, ora una scolaretta dai dodici ai tredici anni, aveva spesso avuto occasione d'incontrarsi con Gertrude durante la villeggiatura estiva, ed ammirava fervidamente la sua vicina da cui sempre otteneva doni di fiori, prestiti di libri, aiuto in lavoretti di fantasia. La notizia della sua venuta data dalla padrona di casa, le aveva fatto concepire la speranza di stringere con lei più intima amicizia, e quando nei grandi occhi neri e nel sorriso della giovanetta scòrse la gioia che anch'essa provava rivedendola, si sentì incoraggiata, a segno che facendosi innanzi salutò la cara signorina Flint con una vigorosa stretta di mano, e pregò d'esserle messa accanto a tavola.

La piccola Bruce era una ragazzina di buone disposizioni e cuore affettuoso, ma negletta dalla madre che riponeva tutto il suo orgoglio nel figliuolo, il famoso Ben, egli pure ammiratore di Gertrude. Più volte quella mamma troppo amante dei divertimenti e quell'indolente fratello l'avevano così piantata in qualche dozzina mentre essi facevano un viaggio di piacere; nè sempre era capitata bene come dalla signora Warren.

La povera creatura, non incorata da alcuna simpatia negli sforzi della sua buona volontà, sentiva che i suoi progressi, il suo benessere morale, non importavano a nessuno, neppure a' suoi, e questo senso d'abbandono era per lei una sorgente d'infelicità profonda.

Gertrude presto s'accòrse che Fanny viveva molto appartata. Ella era d'alcuni anni minore delle sue compagne, tre signorine eleganti, che non accondiscendevano ad ammettere quella bambina nella loro intimità; e la signora Warren, tutta presa dai suoi doveri di padrona di casa, non s'occupava di lei in particolare. La sua solitudine doveva destar la compassione d'una in cui era sempre vivo il dolore per la morte o la lontananza delle persone più dilette. Questo sentimento induceva Gertrude a invitarla frequentemente nella sua camera, quantunque nulla le fosse gradito a quel tempo, come la quiete ed il silenzio. Anzi giungeva a dimenticare la propria afflizione fino a cercar di divertire un po' la sua piccola ospite, la quale invece si stimava già abbastanza fortunata di poterle tenere compagnia nel suo ritiro, leggere i suoi libri, vedersi sicura della sua amicizia. Durante il mese di marzo, che fu insolitamente burrascoso, Fanny passò quasi tutte le serate con Gertrude; e questa, che dapprima sentiva di fare un sacrifizio col dar continuo accesso ad un'estranea in camera sua, privandosi così della sua libertà intima, a poco a poco riconobbe quanto vera fosse la profezia dello zio True ch'ella sforzandosi di fare felici gli altri avrebbe fatto la felicità propria. La conversazione animata e spesso piacevole della ragazzina la distraeva, le impediva di troppo concentrarsi nel suo cordoglio: e l'affezione reciproca che l'avvinceva a lei la salvava dallo scoramento della coscienza d'esser sola al mondo.

Venne l'aprile. E nessuna notizia d'Emilia dopo quella lettera della signora Ellis. Il cuore di Gertrude si struggeva nell'angoscioso desiderio di poter versare come una volta le sue pene nel seno dell'amica tanto cara, di dirle quante volte in quel triste inverno ella avesse sospirato il dolce tocco della mano leggera che soleva posarsi amorosamente sul suo capo, il suono della voce soave che la confortava al solo udirla, e qual bisogno provasse del buon consiglio, dell'incoraggiamento, della consolazione che sempre trovava in lei. Per qualche tempo la fanciulla aveva scritto regolarmente; ma poi, non sapendo ella più dove dirigere le lettere, l'ultima delle quali spedita innanzi la morte della signora Sullivan, ogni sua comunicazione coi viaggiatori era troncata.

Una sera Gertrude sedeva alla sua finestra, pensando agli amici ch'ella aveva amati con amore di figliuola e di sorella e da cui la morte o le vicende della vita l'avevano divisa, quando fu pregata di scendere al pianterreno per ricevere il pastore Arnold e la signorina Anna, sua figlia, venuti a farle visita.

Dopo i complimenti d'uso, Anna le disse: