— Non molto, — rispose il signor Arnold. — La vidi poche volte, in casa Clinton. È una bella donna, molto appariscente, che ama il lusso e i ritrovi mondani, a quanto pare.
— Oh, io ebbi occasione di vederla spesso! — fece Anna. — E vi so dire ch'è grossolana, chiassosa, impetuosa.!... Proprio un genere di persona da ridurre la signorina Emilia alla disperazione! —
Una viva angoscia apparve nel viso di Gertrude. Il pastore guardò sua figlia con aria di rimprovero.
— Anna, — egli disse — sei ben sicura di non parlare inconsideratamente?
— La mia autorità è Isabella Clinton, babbo. Il mio giudizio si fonda su ciò che l'udivo dire a scuola circa sua zia Bella, come la chiamava sempre.
— E Isabella dipingeva sua zia in modo così sfavorevole?
— Non mica con cattiva intenzione; al contrario, credeva di lodarla; ma a me quelle lodi non davano una gran buona idea della signora.
— Non dobbiamo condannarla prima d'averla conosciuta meglio, — replicò benignamente il signor Arnold. — Potrebbe darsi che sia invece tutto l'opposto di quello che tu ti figuri.
— E di Emilia non potete dirmi nulla? — chiese Gertrude. — Ritorneranno presto?
— Non so altro che la notizia letta nei giornali, — rispose egli. — Voi, quando aveste lettere? —