— Neppure scusarsi, dopo essersi condotto come non dovrebbe un gentiluomo! Già me lo figuravo. Io protesto ch'è una pazzia esporvi di nuovo a simili trattamenti. Ma ho sempre udito dire che le donne sono piene d'abnegazione nelle loro amicizie: ora ne veggo la prova. Gertrude è un'eccellente amica. Signora Jerry, dobbiamo coltivare le sue buone disposizioni; chi sa che una volta o l'altra non si dia il caso anche per noi d'avere a chiederle qualche gran servigio.

— E io sarò lieta se potrò rendervelo. Nessuno più di me è in debito verso il consorzio umano. Sento che il mondo è tacciato d'egoismo, di durezza, d'insensibilità: ma verso di me fu pietoso. Sarei ingrata se non alimentassi nel mio cuore uno spirito d'amore universale: più ingrata ancora se non fossi pronta a fare quanto sta nelle mie forze per i cari amici che mi hanno prodigato tesori d'affetto quali mai toccarono in sorte a un orfano!

— Gertrude, — disse la signora Jeremy — io credo veramente che tu facesti bene lasciando Emilia quando te ne partisti da casa Graham, e che fai bene adesso ritornando a lei. E se l'essere tu la buona figliuola che sei è in qualche modo merito suo, certo ella ha sopra di te un sacro diritto.

— Oh, sì, lo ha! Fu lei quella che per la prima m'insegnò a distinguere il bene dal male.

— Ed ora coglie il frutto di questa conoscenza, in voi, — aggiunse il dottore. — Sì, è una cosa molto bella! Ma se siete determinata di farlo, cotesto giro in Europa, dovete occuparvi senz'indugio dei vostri preparativi. E, prima di tutto, il signor W. acconsentirà egli a sciogliervi dai vostri impegni?

— Lo spero. Mi dispiace assai d'essere costretta a chiederglielo, perchè già l'inverno scorso dovetti mancare da scuola due settimane, e fu tanto indulgente con me; ma posto che di qui a pochi mesi siamo alle vacanze estive, forse non gli sarà difficile farmi supplire. Gliene parlerò domani.... —

La signora Jeremy offerse a Gertrude una soffitta per riporvi i suoi mobili, le cedette la sarta che aveva fissato appunto per sè, infine stabilì con lei ogni cosa perchè ella in una settimana fosse pronta alla partenza.

Il signor W., sebbene a malincuore, la lasciò libera, manifestandole il suo vivo rammarico di perdere, com'egli disse, una così preziosa assistente; e dopo alcuni giorni di grandi faccende per gli affrettati preparativi, ella s'accomiatò da Fanny tutta in lacrime, dal premuroso dottore e dall'ottima sua moglie, i quali l'avevano accompagnata alla stazione. Gertrude promise di scrivere ai Jeremy, e questi s'incaricarono di spedirle le lettere di Guglielmo.

Di lì a meno d'una quindicina la signora Ellis ritornò a Boston e portò notizie della giovanetta, che era arrivata a Nuova York felicemente. Una settimana appresso la signora Jeremy ricevette una lettera, in cui Gertrude le diceva che si sarebbero imbarcati il 28. Grande quindi fu la sua maraviglia quando gliene pervenne una seconda recante la data del 29, giorno in cui ella credeva la famiglia del signor Graham in viaggio per l'Europa. E lesse quanto segue:

Nuova York, 29 aprile.