— Oh, per nulla! — rispose Rina. — Anche altre persone lo sognano, e facciamo un'inchiesta per sapere quante sono. —
Richiuse l'uscio e tornò indietro di volo.
— Gertrude Flint è stata più franca e sincera di te! — gridò alla cugina con aria di trionfo. — Era meglio confessare la tua piccola debolezza che arrossire e negar la verità! —
Ma lo scherzo, a Bella, non garbava; n'era vivamente offesa, e non lo nascondeva. Il signor Bruce, impacciato e seccato, s'affrettò a lasciare che le due ragazze accomodassero la questione tra loro. Tosto ch'egli se ne fu andato, la signorina Clinton piegò il suo lavoro di ricamo, e con gran dignità salì nella sua camera, mentre Rina, la quale rideva ancora, si trattenne da basso, desiderando d'approfittare dell'occasione per stringere amicizia con Fanny Bruce. Questo desiderio nasceva dal fatto che le piaceva non poco il fratello, e ch'ella aveva concepito la tanto comune ma spesso erronea speranza d'avvantaggiare la propria causa entrando in dimestichezza con la sorella. Fors'anche l'induceva a questo passo l'aver osservato che Gertrude sembrava godere le simpatie dell'uno e dell'altra.
Invitò dunque Fanny a sedere accanto a lei, le cinse la vita con un braccio, poi cominciò dal discorrere della signorina Flint, e indagare quali fossero le origini dell'intimità di questa con la famiglia Bruce, e se fosse più o meno grande di quanto pareva.
La ragazzina, comunicativa per sua natura, l'informò, senza farsi pregare, delle circostanze che l'avevano condotta a legarsi così strettamente con una amica d'alcuni anni maggiore.
— Anche vostro fratello la conosce da un pezzo, non è vero?
— Sì, credo, — rispose Fanny in tono di noncuranza.
— E a lui, piace?
— Non so, ma penso che debba piacergli; come potrebb'essere diversamente?