Ben, deluso, capì ch'era inutile aspettare il ritorno di Gertrude, e si diresse verso il giardino nella speranza d'attirare l'attenzione di Rina.
Il signor Bruce era troppo fidente nel potere della ricchezza e d'un grado elevato nel bel mondo, perchè non si tenesse sicuro che l'orfana sarebbe pronta ad accettare come un'insperata fortuna il suo nome e il godimento del suo patrimonio, se glieli avesse offerti. Per quanto fredda, per quanto disdegnosa ella gli si mostrasse, nulla gli avrebbe fatto ammettere che una ragazza senza famiglia e senza un centesimo, volesse lasciar perdere una tale occasione di collocarsi.
Più d'una madre fornita di prudenza e mondana saviezza aveva cercato la sua amicizia; più d'una signorina, anche tra quelle di cospicuo parentado, e ricche, aveva gradito le sue attenzioni; e persuaso com'egli era che col molto denaro da lui posseduto poteva comperarsi per isposa la fanciulla preferita, chiunque ella fosse, gli sarebbe parsa risibile l'idea che Gertrude si stimasse al di sopra delle altre.
Egli non era tuttavia risoluto al grave passo di una deliberata rinunzia ai numerosi vantaggi di cui godeva. S'era proposto di conquistare la considerazione e l'amore della ritrosa giovanetta, e benchè ne fosse preso più che non credesse, per ora non mirava ad altro. Costretto a riconoscere di non aver fatto breccia fino a quel momento, meditava di ricorrere a una tattica diversa, e, con un egoismo e una bassezza troppo comuni, s'appigliò a un artifizio che, se conseguiva il suo fine, doveva cagionare la mortificazione, e forse l'infelicità d'una terza persona. Appunto col disegno di fare la corte a Rina per ingelosire Gertrude, egli si dirigeva verso il giardino dove si confidava che la sua presenza l'avrebbe attirata.
Oh, quale vergognoso e colpevole inganno! Rina già era inclinata ad amare Ben Bruce, e il suo cuore tanto tenero e anche tanto credulo, la disponeva a cader vittima della duplicità di costui.
XXIX.
È questo il mondo che ammiriamo? Questa
L'umanità che chiamasi civile?
Anna More.
Mentre, mezz'ora innanzi il pranzo, la signora Graham, le sue nipoti, Ben e Fanny Bruce, e il tenente Osborne, sedevano nel salotto, la sovrastante camera d'Emilia risonava di un'allegria che pungeva la loro curiosità. Non un'allegria clamorosa o sguaiata, ma schietta. Si distinguevano le risate argentine di Gertrude, a cui Emilia stessa univa in qualche scoppio le sue. Ed alle loro voci si mescolava una terza, oltremodo strana.