— Ah, mia graziosa damigella, — rispose la vecchietta — viene per ognuna la sua ora, e anch'io posso ancora prendere un compagno!
— Dovreste farlo, signorina Pace, — disse Graham che conosceva il suo punto debole. — Adesso avete un patrimonio, e vi converrebbe un marito per bene, che v'aiutasse ad amministrarlo saviamente.
— Oh, io non posseggo che una minima porzione di ricchezze mondane, e non sono più nel primo fiore; — fece Marta — nondimeno conto di non rimaner sola: approvo il matrimonio, e ho già posto gli occhi sopra un giovanotto.
— Un giovanotto! — esclamò Fanny scoppiando a ridere.
— Sicuro, signorina Francesca! — ella replicò. — Amo la gioventù, io, e tutto ciò ch'è moderno. Mi aggrappo alla vita, sì, mi aggrappo alla vita!
— Ma certo, — osservò la signora Graham — la signorina Pace deve sposare un uomo più giovane di lei; qualcuno a cui possa lasciare i suoi averi se mai dovesse sopravviverle.
— È vero, — rincalzò suo marito. — Presentemente, signorina, voi non sapreste in favore di chi fare un testamento, salvo che non vogliate nominare erede Gertrude: ella, credo, farebbe ottimo uso del vostro denaro.
— Questa sarebbe per me una considerazione di gran peso, — disse la vecchia zittella. — Fremo all'idea che i miei piccoli risparmi vadano scialacquati. Ora, io so bene che di poveraglia ce n'è abbondanza, e che i legati fanno gola a molti: ma io non intendo largire il mio a gente di tal fatta. Credetemi, signore, nove decimi di costoro saranno sempre poveri, checchè facciate.... No, a questi nulla! Ho altre intenzioni. —
Il signor Graham domandò, poi:
— Che n'è della famiglia del generale Pace?