— Via, Bella, — le sussurrò la cugina — rizzati, non essere così dispettosa.
— Perchè non ti rizzi tu e non le fai vedere il tuo vestito a benefizio delle sue volgari amiche?
— A me non l'ha chiesto, ma lo farò ben volentieri se si contenta. —
E Rina, tutta gaia e ridente, andò a piantarsi davanti a Marta, dicendo:
— Signorina Pace, ammirate il mio abito finchè volete, e magari, se vi piace, prendetene un modello: sarò superba dell'onore. —
Caso raro, l'abito di Rina era veramente bellino e degno d'osservazione. Marta fece i suoi commenti, e specie lodò quell'inutile e uggioso prolungamento della gonna ch'è lo strascico. Sodisfatta la sua curiosità, si volse a guardare se la seggiola da lei lasciata era sempre libera, poi cominciò a ritirarsi in quella direzione con un movimento retrogrado composto d'una serie di riverenze.
Fanny Bruce, la quale occupava una seggiola vicina, notò ch'ella aveva calcolato esattamente quanti passi doveva fare per finire l'ultima riverenza sedendosi, e mossa da una maliziosa tentazione mise una mano sulla spalliera. Uno sguardo e un sorriso d'Isabella l'incoraggiarono; ella tirò la seggiola indietro, impercettibilmente, ma abbastanza da minacciare la sicurezza della vecchietta.
Questa, cercando di posarvisi, perdette l'equilibrio, e sarebbe caduta se Gertrude, che vigilava, essendosi accorta delle intenzioni di Fanny, non fosse balzata verso di lei a tempo per gettarle un braccio intorno alla vita e metterla a sedere, incolume, non senza lanciare in quell'atto alla ragazzina un'occhiata di rimprovero. Tutta confusa, la piccola Bruce, rapidamente si voltò dall'altra parte, e per disgrazia pestò il piede gottoso del signor Graham, al quale il dolore strappò una viva esclamazione.
— Fan, — le disse suo fratello che aveva veduto soltanto la seconda malefatta — vorrei che tu imparassi un po' di gentilezza.
— E da chi ho da impararla? — lo rimbeccò Fanny con petulanza. — Da te, forse? —