Fanny si fece di bragia.
— Che v'ha detto? — chiese il signor Graham. — Via, Fan, fateci conoscere la regola di Gertrude.
— M'ha detto ch'è quella datami dal maestro di musica lo scorso inverno.
— Ossia? — disse Ben vivamente.
— Io domandai al signor Hermann come avrei potuto imparar a sonare con espressione, ed egli mi rispose: «Coltivate il vostro cuore, signorina Bruce, coltivate il vostro cuore.» —
Questo nuovo precetto d'educazione venne accolto con espressioni di sentimenti diversi quanto i caratteri degli uditori. Il signor Graham si morse le labbra e s'allontanò: la sua gentilezza non si fondava nel cuore, ma quella di Gertrude sì, ed egli lo sapeva; Isabella sorrise con aria di superbo disdegno; Rina e Ben Bruce erano mezzo stupiti e mezzo esilarati; il tenente Osborne mostrò di non essere inaccessibile alla nobilissima verità enunciata, perchè volse a Gertrude uno sguardo d'ammirazione e simpatia; il viso d'Emilia manifestò quanto pienamente ella partecipasse all'opinione della sua protetta, la quale era un po' confusa nel vederla così divulgata e commentata; la signorina Marta poi non esitò ad approvarla con un forbito elogio:
— Le parole della signorina Gertrude sono d'oro. L'unica gentilezza vera è la spontanea offerta del cuore. Forse quest'eletta compagnia di giovani e donzelle accondiscenderà ad ascoltare dalla bocca d'una vecchierella la storia d'un raro esempio di sì fatta gentilezza cordiale, ch'ebbe la sua degna ricompensa. —
Tutti si dichiararono ardentemente desiderosi di sentir la storia della signorina Marta, ed essa incominciò:
— Un giorno d'inverno, alcuni anni or sono, una vecchia signora, piena di debolezze, ma dotata d'una certa perspicacia, e della sua parte d'esperienza del mondo, (Marta Pace è il suo nome) si pose in cammino, per speciale invito, alla volta della casa d'un degno gentiluomo: l'onorevole signor Clinton, padre della signorina Isabella, la vezzosa damigella qui presente. Tutti i grandi alberi della nostra buona città di Boston scintillavano di diacciuoli più fulgidi dei diamanti che brillano nelle miniere di Golconda, e i marciapiedi erano insidiosi per i passi malfermi od incauti.
«Io perdetti l'equilibrio e caddi. Due galanti signori mi sollevarono e mi portarono in un vicino emporio farmaceutico, dove mi fecero riacquistare i sensi smarriti e mi ravvivarono con un fragrante cordiale. Io ripresi la perigliosa via trepidando, e certo non sarei giunta alla mèta con le ossa incolumi, senza l'aiuto d'un cavaliere dalle guance rosate, il quale mi raggiunse, e, passato il mio debole braccio sotto il suo, più giovane e forte, protesse i miei passi fino al termine del viaggio non breve.