«Nè il coraggio di cui doveva far prova la nobile mia scorta per compiere la sua impresa, era men che straordinario, mie graziose damigelle! Figuratevi nella vostra immaginazione un giovanetto fresco e bello come un raggio di sole, snello come una freccia, un vero Apollo insomma, attaccato al piccolo corpo curvo d'una povera vecchina quale Marta Pace. Io non mi risparmio, signorine; se m'aveste veduta in quel momento, senza dubbio direste che ora ho molto migliore apparenza. Avevo la dentiera in tasca invece che in bocca, il fintino di riccioli era stato spinto indietro dalla mia recente caduta, e i miei occhialoni, gli stessi che portava mio padre, così grandi da coprirmi mezza faccia, sarebbero bastati da soli ad eccitare la curiosità dei passanti. Ma egli procedeva imperterrito; e nonostante gli sguardi lusinghieri e i seducenti sorrisi che venivano a lui da una doppia fila di bellissime fanciulle in cui c'imbattemmo, nonostante le sghignazzate dei giovanottini dell'età sua, sosteneva la mia fragile persona con altrettanta cura che se fossi stata un'imperatrice, e moderava il baldo suo passo in accordo con la lentezza a cui mi costringevano le mie infermità. Ah, quale spirito di cortesia manifestò il mio cavaliere dalle guance di rosa! Se l'aveste incontrato, signorina Caterina, o voi, signorina Francesca, i vostri cuori palpitanti sarebbero involati per sempre! Era un modello incomparabile!
«Dov'egli fosse diretto non so, perchè seguì il mio cammino, e non mi lasciò prima d'avermi recata a salvamento alla dimora del signor Clinton. Certo non penso ch'egli ambisse la conquista del mio vecchio cuore, ma credo ch'esso lo seguì, perchè spesso ancora il mio pensiero ritorna a lui.
— Ah, fu questa dunque la sua ricompensa! — esclamò Rina.
— No. Cercate d'indovinar meglio.
— Ma io non so nulla di più desiderabile, signorina Marta.
— La sua fortuna nella vita signorina Caterina! Ecco la ricompensa ch'egli ebbe: e forse ancora non ne misura tutta la grandezza!
— Come sarebbe a dire? — domandò Fanny.
— Narrerò in succinto il rimanente. La signora Clinton m'incoraggiava sempre a discorrere durante le mie visite. Ella, conoscendo il mio gusto, lo secondava, e io godevo della sua indulgenza. Le raccontai pertanto l'avventura occorsami, ed esaltai i meriti del nobile giovanetto, il mirabile spirito di cortesia da lui dimostrato. Era presente il degno gentiluomo e prestava orecchio attento alle mie parole, perchè egli pregia la buona educazione: e quando raccomandai il mio cavalierino spiegando tutta l'eloquenza di cui ero capace, vidi che m'ascoltava con piacere, benevolenza e simpatia. Promise di parlare col ragazzo, e così fece. Gli lesse nel prestante aspetto la nobiltà dell'animo, e questa favorevole impressione fruttò al bravo figliuolo un posto di commesso dal quale salì di grado in grado fino a quello di socio e agente fiduciario che ora occupa in una cospicua casa commerciale. Signorina Isabella, mi rallegrerebbe il cuore sentire le ultime notizie di Guglielmo Sullivan.
— Sta bene, a quanto credo, — rispose la bella fanciulla seccamente. — Non mi consta nulla in contrario.
— Oh, Gertrude può informarvi! — disse Fanny. — Nessuno ne sa quanto lei circa il signor Sullivan. Essa vi dirà ogni cosa. —