— Il mio cappello; ma non lo trovo. Vedo che sarò costretta a farmi prestare ancora una volta il vostro. —
Così dicendo prese di sul letto il cappello da sole, di stoffa bianca, che la signorina Graham aveva portato la mattina.
— Ma certo, cara, — disse questa.
— Comincerò a credere che sia mio, — fece Gertrude scappando in fretta — lo porto tanto più spesso di voi! —
Fanny l'aspettava; il resto della compagnia s'era avviato, e le precedeva già d'un buon tratto di strada. Emilia chiamò dalla scala:
— Gertrude, ti sei messa gli stivaletti grossi? Sai, figliuola mia, che i prati sono molto umidi di là dalla fattoria Thornton. —
La ragazza rispose che li aveva messi; ma temendo che le altre fossero state meno previdenti, domandò alla signora Graham se Bella e Rina avessero calzature adatte contro l'umidità, e, forse, la mota, che avrebbero trovato per via.
— Ohimè, no! — disse la signora. — E adesso come si fa? Sono già lontane, fuor di veduta, e sicuro le disturberebbe assai dover tornare indietro.
— Io ho certe soprascarpe di gomma elastica, leggerissime, — disse Gertrude. — Le porterò meco, e Fanny ed io raggiungeremo le signorine in tempo, prima che arrivino al prato. —
Non era difficile raggiungere Isabella e il tenente, perchè camminavano adagio, e non sembravano malcontenti di fare la retroguardia. L'altra coppia, all'incontro, sollecitava il passo, apposta per essere avanti: Rina, mossa dal desiderio d'impedire che venisse interrotto quel dolce tête à tête, Ben smanioso di offrirsi alla vista di Gertrude, affinchè ella osservasse la sua galanteria verso la signorina Ray, galanteria che raddoppiò quando gli apparve da lontano colei che sperava ingelosire.