Avevano oltrepassato la fattoria Thornton, e un solo campo li separava dal prato, il quale sebbene rallegrasse l'occhio con la fresca verdezza dell'erba che lo copriva, era nel mezzo un vero pantano, e non si poteva attraversare, neppur muniti di grosse calzature, se non contornando il margine, strettamente accosto al muro. Gertrude e Fanny si trovavano ancora a non piccola distanza dietro a loro, ed erano quasi trafelate dallo sforzo che facevano per raggiungerli, mentr'essi andavano presto e avevano tanto vantaggio. Nel momento che passavano davanti alla fattoria, la signora Thornton s'affacciò all'uscio e parlò a Gertrude. Questa, prevedendo d'essere costretta a trattenersi qualche minuto, disse a Fanny di proseguire immediatamente ed avvertire suo fratello e Rina della natura del terreno su cui stavano per avventurarsi, pregandoli d'aspettare il resto della compagnia alla barriera. Fanny arrivò troppo tardi, quantunque si fosse sfiatata a correre; i due già s'erano inoltrati nel prato insidioso. Ma procedevano senza pericolo, posto che Ben guidava la fanciulla lungo il muro, facendole tenere il solo cammino praticabile: il che provò a Gertrude, sopraggiunta poco appresso, ch'egli conosceva benissimo il luogo. A metà strada parve che avessero incontrato qualche ostacolo, perchè Rina si fermò con un piede alzato, reggendosi al muro intanto che il suo cavaliere disponeva per terra, dinanzi a lei, alcune pietre. Egli l'aiutò a passare sull'improvvisato ponticello, poi continuarono felicemente la traversata e infine disparvero nel boschetto vicino.
Isabella e il tenente Osborne tardavano tanto ad arrivare, che Fanny, spazientita, consigliò Gertrude d'abbandonarli al loro fato. Quando Dio volle svoltarono il canto della fattoria; ma la superba giovanetta, benchè vedesse che le altre due l'aspettavano, seguitò ad avanzarsi con la stessa lentezza.
— Signorina Clinton, — le gridò la piccola Bruce tosto che furono a portata di voce — o che vi siete azzoppata?
— Azzoppata! — esclamò Bella. — Che intendete dire?
— Camminate così piano! — rispose Fanny. — Credevo proprio che vi foste sciupato un piede. —
Bella s'astenne dal replicare, fuorchè con una sdegnosa scrollata di capo, ed entrò nell'umido prato, discorrendo fitto fitto col suo tenentino, senza degnare d'uno sguardo Gertrude; la quale non mostrò d'accorgersi del suo altezzoso contegno, ma presa per mano la ragazzina, s'avviò per costeggiare il terreno infido invece d'attraversarlo, e disse con tono calmo e disinvolto quanto cortese:
— Pigliate di qua, prego, signorina Clinton: v'abbiamo aspettata a fine di guidarvi, perchè il prato è pieno d'acqua.
— Pieno d'acqua? — domandò Isabella inquieta, guardando le sue finissime scarpine; e soggiunse stizzosamente: — Credevo che conosceste una buona strada, e ci portate invece in un pantano! Io non vo oltre.
— Ebbene, tornate indietro, — disse l'impertinente Fanny. — Nessuno piangerà. —
Gertrude rispose con dolcezza, quantunque le sue gote si fossero accese d'un vivo rossore: