— Non la proposi io la gita; ma posso trarvi da quest'impaccio. La signora Graham temeva che foste calzata di scarpe troppo leggiere, e però v'ho portato un paio di calosce. —
Bella prese l'involto, senza ringraziare, e aprendolo domandò:
— Di chi sono?
— Mie, — disse Gertrude.
— Oh, allora non credo di potermene servire, — borbottò l'altra. — Saranno immense, mi figuro.
— Permettete, — fece il tenente Osborne, prendendo una delle calosce.
Egli si chinò per calzarne Isabella, ma non gli riuscì: era troppo piccola. Ella lo vide, e cercò di mettersela da sè, trattando la proprietà di Gertrude con tale irosa violenza, che strappò la sottile strisciolina di cuoio passante sulla caviglia: nondimeno neppure allora giunse a far entrare perfettamente il piede nella soprascarpa.
Mentre ella stava così piegata in avanti, l'attenzione di Fanny Bruce fu attratta dall'elegante cappello di paglia a larga tesa che portava con graziosa civetteria inclinato da una banda. La ragazzina lo riconobbe per quello della sua amica. Era d'un modello di fantasia che Gertrude non avrebbe scelto ella stessa: ma glielo aveva donato l'estate scorsa il signor Graham, in sostituzione d'un comune cappello da giardino che gli era accaduto di schiacciare in modo irrimediabile, ed essendo semplice e di buon gusto lo usava per le sue passeggiate in campagna. Isabella, scopertolo nell'armadio del corridoio dov'ella lo riponeva solitamente, non aveva esitato ad appropriarselo. A Fanny esso era noto, avendolo osservato nella camera di Gertrude in casa della signora Warren, e anche portato una volta, col suo permesso, per rappresentare una parte in una sciarada in azione: non poteva dunque ingannarsi. E ora, dopo averla udita dire ad Emilia che non lo ritrovava, lo vedeva, con sommo stupore, ornare l'altera signorina Clinton. Ritta dietro a costei faceva segni all'amica spalancando gli occhi, storcendo il viso, indicando l'oggetto usurpato, con una mimica che manifestava eloquentemente l'intenzione di strapparlo dal capo dell'usurpatrice e collocarlo su quello della legittima proprietaria.
Gertrude era in procinto di perdere la sua gravità; rattenendo a fatica le risa, la minacciava col dito, le accennava di smettere; infine, presala di nuovo per mano, affrettò il passo, nascondendo la faccia esilarata sotto il bianco cappellone, e lasciò che Bella e il suo bello le seguissero, se volevano.
— Fanny, — ella disse — non istà bene farmi ridere così; se la signorina Clinton se ne fosse avveduta ne sarebbe stata molto offesa.