Avveniva di rado che Ben Bruce si sentisse chiamato a fare considerazioni su qualche soggetto, a raccogliere le forze del suo spirito, e ordinarle al fine d'esaminar deliberatamente i due lati d'un argomento. Vivendo com'egli viveva, senz'alcuna mira più alta che la propria egoistica sodisfazione, si era avvezzato ad approfittare di tutte le occasioni di divertirsi e compiacere a sè stesso, nè rifuggiva da bassi e gretti artifizi per favorire i propri disegni. Nonostante la ristrettezza della sua mente, egli possedeva ciò che suol chiamarsi «un buon colpo d'occhio» e non era facile ingannarlo o defraudarlo de' suoi diritti. Conosceva il valore del suo denaro e della sua condizione sociale, e non soffriva d'essere sacrificato a benefizio di coloro che cercavano di trarre un vantaggio dalla sua amicizia. L'abnegazione era una virtù che egli non aveva mai praticata nè ammirava negli altri.
Ma ecco che inopinatamente era sopraggiunta una crisi, in cui i suoi desiderî e i suoi interessi cozzavano tra loro, e la necessità richiedeva che egli scegliesse ed immolasse questi a quelli o viceversa. E se Ben Bruce, per la prima volta in vita sua, dedicava un intero pomeriggio a una meditazione profonda e all'accurata misura di due forze opposte, il caso va attribuito al fatto che egli dibatteva nella sua mente il più grave problema che mai l'avesse agitata.
— Dovrò io — pensava — sposare quella ragazza che non ha un centesimo? Io padrone d'un cospicuo patrimonio, erede d'altri beni ancora, rinunzierò ai vantaggi d'uno splendido parentado che il mio stato di fortuna m'assicura, per fare partecipe delle mie ricchezze e del grado che occupo nel gran mondo, l'orfana adottata dai Graham, la quale non mi concederà un sorriso se non a prezzo di quanto posseggo? Se fosse appena un poco meno seducente, come vorrei deluderla! Chi sa che proverebbe se sposassi Rina? Ma credo ch'io non avrei il gusto di saperlo; è orgogliosa a segno che sarebbe capace di venire alle mie nozze e dirmi, chinando il suo collo di cigno con la grazia consueta: Buona sera, signor Bruce, nello stesso tono calmo e gentile che usa ora.... Mi fa ira vedere tanta alterezza in una fanciulla povera; ma nella signora Bruce quelle sue maniere mi piacerebbero, ne andrei anzi superbo. Non arrivo a capire come io mi sia innamorato di lei.... no, proprio.... Non è bella: almeno così dicono la mamma e Isabella Clinton. Eppure il tenente Osborne la notò subito, quella sera, quando entrò nel salotto: e Fanny non fa che esaltare la sua bellezza. Quanto a me, non so che io ne pensi.... credo che m'abbia stregato, sicchè non sono più in grado di giudicare. Ma se non è bella, ha dunque un prestigio superiore alla bellezza stessa.... —
Così Ben Bruce discuteva seco medesimo: e sempre ricominciava dall'insistere sull'immensità del suo sacrificio, per finire con riflessioni sui rari pregi di Gertrude, prova chiarissima ch'egli sentiva di avere a soffrir meno deponendo le sue ricchezze ai piedi della fanciulla povera, che cercando di goderne senza di lei.
Durante alcuni giorni dopo presa la gran risoluzione, egli non ebbe opportunità di rivolgere una parola a Gertrude, la quale adesso era doppiamente ansiosa d'evitarlo, e non scendeva quasi mai entro la giornata, salvo che Emilia non la pregasse d'accompagnarla nel salotto; ma anche allora vi si tratteneva pochissimo e aveva cura di non scostarsi dalla sua amica cieca.
In quel mentre la signora Graham e la signora Bruce con le loro famiglie ricevettero un invito per una serata di ricevimento in casa di conoscenti, a circa cinque miglia di distanza. Era nell'occasione del matrimonio d'una antica condiscepola d'Isabella, e tanto questa che Rina desideravano d'assistervi. La signora Bruce, che aveva una carrozza chiusa, offerse di condurre seco le due cugine, e posto che il legno del signor Graham, quand'era chiuso, non poteva contenere se non lui e la signora, la proposta venne accettata con piacere.
L'idea di brillare in una gaia e sontuosa festa rianimava lo spirito depresso d'Isabella, ridestava le sue energie. Tutte le sue ricche abbigliature di gala furono cavate fuori, per scegliere la più elegante e più adatta. Ritta davanti allo specchio ella provava l'una dopo l'altra le sue ghirlande, e appariva con ciascuna così mirabilmente bella, che non sapeva quale preferire. Invano Rina tentava di farsi ascoltare dalla vanitosa fanciulla, ottenere un consiglio circa la foggia e il colore più convenienti a lei. Finalmente, disperando di riuscirvi, corse a consultare Gertrude.
La trovò nella sua camera; leggeva, e posò tosto il libro, vedendola entrare come una folata di vento, pronta a prestarle tutta la sua attenzione.
— Gertrude, — disse Rina — che devo mettermi stasera? Ho cercato di chiederlo a Bella, ma non c'è stato caso che mi desse retta; quando è occupata delle sue gale, non conosce altro.... Oh, è terribilmente egoista.
— E lei chi la consiglia?