— Io non riconosco nulla di simile. Ciò che dico a voi sarebbe creduto, e volentieri, da qualunque altra ragazza; ma in qual modo persuadervi ch'io sono serio, e merito d'essere ascoltato, indurvi a trattar meco liberamente, a non sfuggire la mia compagnia?

— Parlandomi con semplicità e sincerità, risparmiandomi quei discorsi e quelle galanterie che, come mi sforzo sempre di provarvi, io non posso gradire, e a voi non fanno onore.

— Ma io ho un fine, Gertrude, un fine onorevole. Da parecchi giorni cerco un'opportunità di comunicarvi la mia risoluzione; voi dovete ascoltarmi. Dovete — proseguì con forza vedendola mutar colore e mostrar segni d'inquietudine — darmi una pronta risposta; e mi confido che sarà favorevole ai miei desiderî. Vi piace che si parli schietto; ebbene, così parlerò ora che ho preso un partito con animo deliberato. I miei parenti e i miei amici facciano pure le maraviglie e dicano quel che vogliono quando sapranno che ho scelto in isposa una fanciulla senza beni di fortuna e senza famiglia: io sono risoluto a sfidarli tutti e ad offrirvi il mio nome. In fin dei conti, a che serve il denaro se non rende l'uomo indipendente e padrone di fare il piacer suo? Quanto al mondo, non vedo perchè voi non vi portereste alta la testa al pari di chiunque. Sicchè, se non avete obiezioni, cessiamo questa scherma di parole, e consideriamo la cosa come regolata. —

Così dicendo cercò di prenderle la mano.

Ma Gertrude si ritrasse vivamente; aveva le fiamme al viso, e gli occhi le sfolgoravano nel fissarsi in quelli di lui con un'espressione di stupore e d'orgoglio offeso, tale ch'egli non poteva illudersi.

Lo sguardo calmo e penetrante di quei grandi occhi neri era pieno d'eloquenza; Ben Bruce non lo sostenne e rispose alla muta interrogazione:

— Spero che la mia franchezza non vi sia dispiaciuta....

— No, la franchezza non può mai dispiacermi, — ella disse con dignità. — Ma che ho fatto io inconsciamente perchè abbiate a tenervi così sicuro di me che mentre vi vantate di sfidare l'opposizione dei vostri, quasi vi pare superfluo chiedere qual sia il mio sentimento? —

Egli si scusò:

— Nulla, al contrario anzi.... Soltanto io pensavo che la vostra ritrosia derivasse dall'impressione ch'io vi lusingassi per giuoco, e che se aveste conosciuto la serietà delle mie intenzioni non m'avreste sfuggito nè trattato con sì sdegnosa alterezza; ma, credetemelo, quel dignitoso contegno non faceva che accrescere la mia ammirazione, e se ho presunto di poter essere amato da voi dovete perdonarmelo. Mi stimerò felicissimo d'ottenere il vostro consenso e lo riceverò come un favore. —