— Vedrete, — affermò questa — che tra poche settimane sarete di nuovo serena ed allegra come prima. Non vi riuscirà difficile cessar d'amare una persona che avete cessato di stimare. —

L'innamorata protestò che mai più non sarebbe stata felice; ma Gertrude, sebbene novizia anch'essa nelle vie del cuore umano, era più fiduciosa, perchè dalla violenza medesima dello sfogo comprendeva che il dolore di Rina somigliava un po' a uno di quegl'impetuosi dolori infantili che si esauriscono in lacrime e singhiozzi, e pensava che i più intimi recessi dell'anima sua fossero rimasti immuni dai danni della tempesta.

Sentiva nondimeno per lei una profonda compassione, e insieme temeva ch'ella non avesse tanta forza di carattere da comportarsi di fronte al signor Bruce come richiedeva la sua dignità di donna, ed evitare d'esporsi ai dileggi d'Isabella e al disprezzo della zia palesando col suo aspetto e il suo contegno la grave mortificazione patita.

Fortunatamente, quanto al giovane la prova le fu risparmiata, giacchè egli non si presentò più a villa Graham, e si seppe ch'era partito per tutto il rimanente della stagione estiva. La maraviglia e la curiosità suscitate nelle due famiglie da questa improvvisa partenza furono dunque la sola causa di difficoltà esteriori contro cui ebbe a lottare la povera Rina, sulla quale veniva a cadere il sospetto ch'ella non fosse estranea al brusco allontanamento del suo corteggiatore. La zia e la cugina la tempestavano di domande: «L'aveva ella rifiutato? Si erano bisticciati? E perchè?»

Ella negava l'una cosa e l'altra, ma non le credevano, e il mistero persisteva, strano e solleticante.

La signora Graham e Isabella non ignoravano che la sera della festa Rina si era, all'ultimo momento, ricusata d'andarci, con un pretesto, perchè mentre s'aspettava la carrozza della signora Bruce aveva per caso risaputo che Ben non ci sarebbe stato; ed essendo riescite a farle confessare ch'egli era poi venuto alla villa, ne trassero la naturalissima ipotesi d'un dissenso tra i due supposti innamorati.

Isabella, dall'altro canto, conoscendo troppo bene i sentimenti della cugina, non poteva già credere ch'ella avesse rinunziato di sua spontanea volontà a un adoratore tenuto in sì gran pregio, e vedeva la sensitiva giovanetta sussultare ad ogni accenno alla costui diserzione. Quindi l'affetto di parente e d'amica, e un senso di delicatezza avrebbero dovuto vietarle di toccare il penoso soggetto. Ma invece il signor Bruce e la sua enigmatica scomparsa erano il tema favorito de' suoi discorsi, e al minimo disaccordo tra lei e Rina, ella non mancava di confonderla e chiuderle la bocca con qualche pungente sarcasmo allusivo al suo amore andato a male.

Rina allora si rifugiava presso Gertrude, le confidava le sue pene, invocava il conforto della sua simpatia, trovando non soltanto benevolo ascolto, ma attingendo in quell'amicizia maggior coraggio e serenità d'animo che non potessero venirle in soccorso da alcun'altra parte. E a grado a grado la loro familiarità divenne per lei così dolce, ch'ella le doveva le sole sue buone ore di pace. Gertrude si prendeva teneramente a cuore la sorte della fanciulla che aveva sofferto un crudele disinganno di cui ella era l'involontaria cagione. Lo spirito depresso, l'aria mesta e pensosa della piccola Rina Ray, per sua natura così viva, così gaia, le dicevano con eloquenza commovente il suo intimo dolore; ed ella procurava in ogni modo di distrarla, di ricrearla, di farle prender gusto a quelle occupazioni e quei piaceri in cui ella stessa aveva spesso trovato un sollievo negli affanni tormentosi, nelle contrarietà irritanti.

Certo, quasi tutto il suo tempo era dedicato ad Emilia, la sua amica più cara, la sua benefattrice; ma Emilia non aveva abitudini esclusive; quando non l'affliggevano quelle indisposizioni alle quali andava soggetta, era sempre disposta a ricevere cordialmente i visitatori cui la sua compagnia poteva esser grata o utile; perfino la indisciplinata e spensierata Fanny Bruce sentiva di non riuscire importuna, tanto era gentile il sorriso che l'accoglieva e tollerante l'indulgenza concessa alle sue monellerie. Rina dunque approfittava anche lei di questa cortese ospitalità; e poichè la cieca, col suo raro intuito, comprendeva che la fanciulla non era più la felice e folle creatura di prima, e aveva bisogno della sua benevolenza, questa era per lei doppiamente benvenuta.

Tutte le volte che Isabella si divertiva a punzecchiare e mortificare la cuginetta oltre i limiti della pazienza umana, e che Gertrude si trovava occupata nella camera della signorina Graham, una snella figurina s'affacciava timidamente all'uscio socchiuso, e una voce soave come nessuna diceva dall'interno: