— Che c'è di nuovo? — domandò con ansia la fanciulla.

— Pare che ci sfrattino dalle nostre camere.

— Chi?

— Voi, prima, e poi me, mi figuro. —

Gertrude avvampò in viso ma tacque. La signora Ellis le raccontò come avesse ricevuto l'ordine di adattare la camera di lei per due ospiti aspettati il giorno seguente, e fu maravigliatissima d'udire che Gertrude non era stata consultata nè avvertita. La signora Graham le aveva parlato della cosa con aria di così tranquilla indifferenza, mostrandosi anzi tanto sicura che alla signorina Emilia e alla sua giovane amica sarebbe tornato comodo e gradito occupare la medesima stanza, ch'ella aveva creduto la cosa già stabilita di comune accordo.

Profondamente offesa e sdegnata per conto proprio e d'Emilia, Gertrude stette un poco irresoluta, in silenzio. Poi domandò alla governante se avesse già informato la signorina di questa novità. Quella rispose di no. Ella la pregò allora di non dirgliene nulla.

— M'è insopportabile — soggiunse — l'idea di farle sapere ch'io vengo espulsa senza cerimonie dal piccolo santuario da lei preparato per me con amorosa cura. Io dormo spessissimo nella sua camera, è vero: ma ella desiderava ch'io ne avessi una mia dove potessi stare in libertà, leggere, studiare.... Se permettete ch'io porti la mia scrivania nella camera vostra, signora Ellis, e di dormire lì qualche volta sull'agrippina, potremo tacerle la verità. —

La signora Ellis acconsentì subito. Era divenuta molto umile e arrendevole, da qualche mese, e Gertrude le era entrata pienamente in grazia, prima con la sua esemplare pazienza, e da ultimo col cortese e valido aiuto prestatole nelle numerose occasioni in cui si trovava sopraccarica di faccende. Pertanto, non solo le accordò senza obiezioni ospitalità nella propria camera, ma s'offerse d'aiutarla a trasportarvi i suoi vestiti, i suoi libri, il tavolino da lavoro.

Quantunque compiacente e gentile verso Gertrude, che adesso ella considerava come Emilia, la signora Prime e sè medesima, un membro del partito oppresso ed angariato, ritornava però all'antica asprezza per esprimere la sua indignazione parlando della condotta della signora Graham e d'Isabella.

— È tutta una trama! Qualche volta penso perfino ch'è meglio per Emilia esser cieca e non vedere quanto succede in questa casa! Avrei voluto schiaffeggiare Isabella, ieri, quand'ebbe la sfacciataggine di prendere il vostro posto a tavola accanto a lei, e poi trascurare d'aiutarla a servirsi! E quell'angelo sedeva lì inconsapevole del suo vergognoso contegno, e le chiedeva un po' di burro con altrettanta dolcezza che se, per un mèro caso, voi foste stata mandata altrove e lei abbandonata a sè stessa. Davanti a tutti quegli estranei, poi! Io vedevo ogni cosa dallo stanzino della porcellana.... E i vestiti e le golette e i manichetti d'Emilia che stavano nell'armadio della biancheria aspettando d'essere stirati da tanto tempo ch'io credevo che finirebbero con l'ammuffire?... Sono contenta di vedere che Brigida ha potuto finalmente spicciarli, perchè davvero temevo che uno di questi caldi giorni la poverina non avrebbe più avuto roba leggera da mettersi. Ma è inutile discorrerne.... Io desidero soltanto che possano presto andarsene in Europa, e lasciarci respirare. A voi non importa mica d'andar con loro, eh, Gertrude?