Una tempesta si addensò sulla fronte del signor Graham.

— Come! Una tale imbasciata a mia figlia! — esclamò egli. — Gertrude, va' tu stessa, e di' a quell'impertinente che dia subito il giornale, perchè lo voglio io. O che contegno è mai cotesto? — soggiunse borbottando.

Gertrude entrò nel salotto con grande compostezza, e sotto gli sguardi curiosi di tutta la compagnia parlò piano alla signorina Clinton, che, rossa e confusa, le consegnò senz'indugio il foglio. Bella temeva il signor Graham; e quand'ebbe informato sua zia dell'inaspettato arrivo di questi, anche la signora si turbò. Ella aveva fatto calcolo di parlare col marito prima ch'egli vedesse Emilia, come molto le premeva, ben sapendo quanto importasse predisporlo in favore delle sue mire.

Adesso era troppo tardi. Stimò meglio non andare in cerca di lui, e affidarsi piuttosto alla fortuna. Con arte, disperse la compagnia di buon'ora, e diede una capatina nella sala da pranzo dove infatti trovò il signor Graham che fumava.

Egli era di malumore (grazioso come un orso, ella disse poi ad Isabella), ma la signora fu conciliante, evitò d'irritarlo toccando soggetti scabrosi, e seppe fare così bene, che il giorno seguente potè presentare a' suoi ospiti un padrone di casa, almeno in apparenza, affabile e cortese.

Ma la serenità venne turbata assai prima che quella domenica giungesse a sera. Mentre il vecchio signore s'avanzava nella navata destra della chiesa dove stava per incominciare l'uffizio del mattino, conducendo, secondo il suo costume, la figliuola cieca appoggiata al suo braccio, la sua faccia si rabbuiò vedendo Isabella seduta con aria di compiacenza in quell'angolo dell'antica panca di famiglia che tutti sapevano essere da anni riservato alla signorina Graham. Sua moglie, la quale li accompagnava, ammiccò verso la nipote; ma costei era piuttosto ottusa, e però non isfuggì alla mortificazione d'essere da lui deliberatamente presa per la mano e rimossa dal posto usurpato dove egli collocò Emilia. La sfrattata, che già da tre domeniche commetteva la bassezza di privarla, per dispetto, del suo diritto, fu costretta a sedere durante il servizio divino accanto al signor Graham, con le spalle al pulpito, essendo tutti gli altri posti occupati. Ella fremeva di collera osservando i sorrisi mal repressi di parecchie persone delle panche vicine: specie l'afflisse il vedere nella contigua, proprio accosto a lei, Fanny Bruce che gongolava addirittura.

Se Emilia fosse stata consapevole del trionfo ottenuto ne avrebbe sofferto. Ma il suo cuore e i suoi pensieri erano vòlti in alto, e come non aveva sentito nè ira nè pena dinanzi alla prepotenza di Bella Clinton, così non provava ora altra sodisfazione che quella di trovarsi più a suo agio nel posto a cui era abituata da tanto tempo.

In capo a una settimana da che era ritornato, il signor Graham aveva compreso chiaramente i sentimenti di sua moglie e d'Isabella, e i loro probabili effetti sulla sua felicità domestica. Vedeva che Emilia sdegnava di lagnarsi; sapeva che non s'era lagnata mai: notava la devozione di Gertrude alla sua figliuola diletta, e considerava la fanciulla meritevole di tutta la sua stima e di riguardi che nessuno avrebbe potuto contrastarle. E quando la signora tentò con arte sopraffina d'insinuargli le accuse meditate contro la sua giovane protetta, egli le accolse con indifferenza e disprezzo.

Conosceva Gertrude fin da bambina; ella era fiera, e qualche volta l'aveva giudicata caparbia: mai vile nè falsa. Inutile venire a raccontare a lui quelle sciocchezze; se non s'era concluso nulla tra Ben Bruce e Rina, tanto meglio; il giovanotto era un fannullone, e non poteva essere un buon marito; quanto alla ragazza, gli pareva che fosse divenuta più savia e più gentile, e se questo era il risultato della sua amicizia con Gertrude, bisognava anzi favorire la loro intimità.

La signora Graham era disperata.