E dal mesto suo volto che si vela

Spesso dell'ombra cupa d'un mistero

Spira un'inquieta fierezza che cela

Qualche suo imperscrutabile pensiero.

Mrs. Hemans.

Oggi, per la maggior parte dei cittadini di Boston, recarsi in qualche posto dello Stato di Nuova York è una giterella comunissima che non merita il nome di viaggio; ma per il dottor Jeremy era un evento importantissimo che lo toglieva dalla consuetudine delle quotidiane sue visite professionali, non più interrotta, durante gli ultimi vent'anni, da una settimana d'assenza dalla sua casa, e lo gettava a un tratto nel turbine di fretta ansiosa e tumultuosa che regna sulle principali strade percorse dai viaggiatori, specie nella stagione estiva in America quando il popolino fa le sue gite di piacere.

Il buon dottore era per natura e per abitudine un uomo socievole; lungi dallo sfuggire il commercio coi suoi simili, lo cercava in ogni occasione e ne godeva. Sapeva piacere ai giovani e ai vecchi, ai ricchi ed ai poveri, e la vita della città gli era familiarissima in tutte le sue forme. Nell'arte del viaggiare però, arte che non s'acquista se non con la pratica, egli non era punto versato. Doveva ancora imparare l'uso di certe molle che, toccate destramente nel momento opportuno da mano esperta, raddolciscono il duro cuore degli albergatori, ottengono il devoto servizio dei camerieri, infondono negl'impiegati ferroviari e negli ufficiali di bordo uno spirito conciliativo, e convertono i chiassosi e prepotenti fiaccherai in quieti, obbedienti ed umili servitori.

Ai tempi della sua gioventù, il veicolo più conveniente e più celere era la diligenza. Il conduttore aveva maniere cortesi, ogni viaggiatore veniva considerato come una persona degna di riguardo, e il suo bagaglio come una cosa non disprezzabile. Adesso invece la gente viaggiava a frotte; un singolo individuo non contava nulla per sè stesso, era una semplice unità nel gran totale, e le sue valigie tanto preziose per lui diventavano, così almeno pareva al dottor Jeremy, un bersaglio di colpi spietati. Davanti a siffatte novità gli cascavano le braccia, e non riusciva ad accordarvi i suoi gusti e il suo temperamento. L'albergatore moderno gli faceva l'effetto d'un direttore d'agenzia di collocamento, che con aria di condiscendenza dà un'occhiata ai suoi registri per vedere se può procurare un posto all'umile supplicante, e spesso lo rimanda deluso e mortificato; i camerieri, cui l'integro e schietto dottore disdegnava dare un'untatina, erano un branco di valletti impudenti e neghittosi; gli addetti ai treni e ai piroscafi, superbi tiranni, e i fiaccherai uno sciame di vespe fameliche, ronzanti, pungenti, lanciato sulle banchine dei porti e nelle stazioni delle strade ferrate per tormento delle loro vittime.

Così tutti questi importanti membri del consorzio civile venivano stigmatizzati e spregiati dall'inesperto viaggiatore il quale al principio e alla fine di ciascun tratto dell'itinerario andava immancabilmente sulle furie, eccitato dalle sopraffazioni e dalle indegnità a cui gli toccava sottostare. Era curioso però vedere come presto sbollivano le sue ire, e si trovava a suo agio e contento non appena accomodato a bordo o nel treno, od ottenute buone camere in un albergo. Allora ritornava subito l'uomo socievole, cordiale, obbligante, ch'era in realtà, faceva conoscenza con quanti lo attorniavano, parlava e si conteneva come una persona senza pensieri, che fa conto d'essere a posto per tutta la vita ed è sodisfattissimo di ciò che la sorte gli ha assegnato.

Non parve dunque vero alle signore che l'accompagnavano di trovarsi al sicuro sul piroscafo, e se ne congratulavano ancora seco stesse e reciprocamente, mentre accatastavano in un angolo del salone gli scialli pesanti e altri indumenti da viaggio, quando la sua voce si fece di nuovo udire dal fondo del salotto lungo: