— Che, che! — fece Netta scotendo il capo con una cert'aria di mistero. — È stregoneria bell'e buona; cara Gertrude, voi praticate l'arte nera, e bisognerà ch'io metta in guardia quell'uomo. —

Così parlando erano giunte nell'angolo del salone dove la signora Gryseworth e la signora Jeremy sedevano insieme su un sofà, impegnate in una conversazione animatissima. Elena e suo padre, ritornati allora da una passeggiata in carrozza, discorrevano col signor Petrancourt ch'era arrivato quella sera da Nuova York.

Le due vecchie signore fecero posto sul loro sofà ad Emilia, e le giovanette sedettero presso a loro. Di tanto in tanto la signora Gryseworth gettava una occhiata d'impazienza verso un crocchio di bambini, che dall'estremità opposta della sala le impedivano, a momenti, col loro schiamazzo, di comprendere ciò che diceva la sua interlocutrice, o la costringevano ad interrompersi. Ma i piccoli disturbatori attiravano ancor più l'attenzione di Gertrude, la quale era così assorta nell'osservarli, che non udiva nemmeno la metà delle frizzanti arguzie e delle graziose sciocchezze che la vispa Netta seguitava a versare nel suo orecchio distratto.

— Ebbene, Gertrude, — disse questa al fine — andate a fare il chiasso con quei marmocchi: si vede che ve ne struggete.

— Mi struggo invece di farli smettere, — rispose quella.

Non sembrava un desiderio benevolo, ma era giustificato. Sei o sette ragazzini, maschi e femmine, in abiti di colori gai e fogge fantastiche, approfittando dell'assenza delle mamme, sparse per le terrazze, e delle governanti o bambinaie, che cenavano, s'erano radunati intorno a una loro coetanea, nuova capitata dall'aspetto un po' strano, e si divertivano a tormentarla. La poverina vestiva a bruno; i suoi indumenti, ricchi ma privi di garbo, erano gualciti e impolverati dal viaggio. Pareva ch'ella fosse cresciuta fuor della sua vestina di seta nera, assai più corta delle sottane, e tutto nel suo esteriore denotava la negligenza de' suoi genitori o delle altre persone che l'avevano in cura.

Quando, avvertita dalle manifestazioni di contrarietà della signora Gryseworth, Gertrude aveva osservato la scena, la bambina, ritta in mezzo ai suoi persecutori, si guardava intorno, spaventata, come cercando una via di fuga: ma essi le impedivano il passo, seguitando a tempestarla di domande ognuna delle quali provocava uno scoppio di risa beffarde da parte di tutti, eccettuata la piccola vittima, che, viceversa, stava per rompere in lacrime. Sia che si ridestasse nella mente della giovanetta la memoria delle antiche sue sofferenze, o vibrasse nel suo cuore la corda dell'universale simpatia per gli oppressi, ella non poteva staccar gli occhi da quel gruppo; e mentre Netta s'infervorava sul suo soggetto favorito, cioè sul signor Phillips e la sua bizzarra condotta, ella si rizzò di scatto esclamando:

— No, non tormenteranno così quella bambina! —

E mosse rapidamente alla riscossa.

Il riso cordiale di Netta esilarata dall'entusiastico ardore del suo gesto, e il vederla attraversare il vasto e affollato salone a passi affrettati, e sola, cosa affatto inusata, provocarono la curiosità del circolo di persone da cui s'era partita, e durante la sua assenza, ella, inconsapevolmente, fornì loro un argomento d'osservazioni e discussioni.