— È arrivata da poco, — disse la signora — con l'ultimo piroscafo, in compagnia di suo padre. Si trova a Saratoga da due o tre giorni soltanto. All'Albergo degli Stati Uniti fa furore, a quanto ho inteso, e ha legioni d'adoratori.

— I più dei quali probabilmente sanno che uno di questi giorni sarà in possesso d'un grosso patrimonio, — osservò suo marito.

Emilia, che conversava con Elena Gryseworth, udì questo discorso, e rivolgendosi a Gertrude, domandò se parlassero della signorina Clinton.

— Sì, — rispose per lei il dottor Jeremy — e se ella non fosse la più maleducata ragazza del mondo, voi, cara, avreste saputo prima d'ora ch'è stata qui. —

La cieca s'astenne da ogni commento. Non le faceva maraviglia che i Clinton fossero ritornati soli, perchè in Europa s'erano separati dai Graham quasi subito, ed ella non ne aveva più avuto notizie: e nemmeno la stupiva l'inciviltà d'Isabella, per enorme che fosse, posto che costei sembrava ignorare fin le regole più elementari delle buone creanze. Anche Gertrude tacque: ma, dentro, ardeva di sdegno perchè una mancanza commessa verso la gentile Emilia la feriva nel cuore.

Gertrude e il dottor Jeremy erano mattinieri e si trovavano sempre fra i primi alla sorgente. Il medico diceva di gustar meglio, di buon'ora, quell'acqua salutare, e giacchè alla fanciulla levata col sole, secondo il suo costume, piaceva far moto avanti colazione, voleva che lo accompagnasse nelle sue allegre camminate mattutine, non senza aver assaggiato anch'ella il beveraggio di cui egli era tanto amante. La signora Jeremy ed Emilia prolungavano i loro sonni finchè ne sentivano il bisogno, e l'ora della colazione era quella del loro risveglio.

Così la mattina seguente alla serata dell'incontro con Isabella, dopo che il dottore ebbe tracannato il suo settimo bicchiere e Gertrude stessa per compiacerlo si fu indotta con rara abnegazione ad ingurgitare il contenuto d'uno colmo, benchè quell'acqua le riuscisse molto ingrata al palato, intrapresero la consueta passeggiata. Avevano già percorso un bel tratto di cammino quando Jeremy s'avvide d'esser privo della sua mazza, e sicuro d'averla dimenticata alla sorgente, manifestò l'intenzione di tornare indietro a cercarla.

La giovanetta si proponeva di seguirlo, ma egli, pensando che forse non avrebbe ricuperato l'oggetto smarrito senza qualche difficoltà e sarebbe stato costretto a indugiarsi, insistette perchè ella continuasse la sua via in direzione della strada ferrata circolare, promettendole di venire a raggiungerla girando dall'altra parte. Ella camminava da alcuni minuti, sola e pensosa, quando a una brusca svoltata d'un sentiero del parco, vide venire innanzi una giovane coppia. Non distingueva il viso dell'uomo mezzo nascosto da un largo cappello di paglia, ma nell'elegante signorina appoggiata al suo braccio aveva tosto ravvisato Bella Clinton. Era evidente che anche Bella ravvisava lei, ed in pari tempo che non voleva riconoscerla, poichè dopo il primo sguardo, tenne gli occhi ostinatamente fissi sul proprio compagno o al suolo. Questo contegno non turbò affatto Gertrude; ella non sentiva maggior desiderio dell'amicizia di quell'altezzosa creatura che costei della sua. Ma essendo così dispensata dall'aspettare e ricambiare il saluto della signorina, naturalmente la sua attenzione si fermò un istante sul cavaliere che la scortava. Egli pure, passandole accanto, volse a lei i suoi grandi occhi grigi, con indifferenza, come un estraneo guarda un estraneo in cui s'imbatte, poi nello stesso modo li distolse, parlando in tono leggero alla sua dama.

E i due proseguirono, s'allontanarono. Ma Gertrude rimaneva immobile, sbalordita, oppressa dai palpiti violenti del suo cuore. Ella conosceva quegli occhi, quella voce, sapeva chi era quel giovane come se l'avesse veduto e udito pur ieri. Poteva ella forse scordare Guglielmo Sullivan?

Ma egli, sì, l'ha scordata. Deve corrergli dietro, afferrargli le mani, forzarlo a guardarla, a riconoscerla, a parlarle?