Durò gran fatica a parere come il solito ed eludere l'amorosa e attenta vigilanza d'Emilia che, conscia dei doveri assunti verso la figliuola adottiva, e timorosa di non essere atta, causa la sua cecità, a proteggere abbastanza quella creatura così ardente ed eccitabile, notava, sempre all'erta, le sensazioni e le commozioni provate da Gertrude, e soprattutto ogni variazione del suo umore, ordinariamente gaio.
Ora, per quanto la fanciulla si fosse armata di fiducia, e incoraggiata con la speranza che Guglielmo non sarebbe infedele alla loro antica amicizia, il suo spirito era depresso dall'evidenza con cui si era presentato ai suoi occhi il fatto ch'egli non poteva più essere per lei ciò ch'era stato una volta, che mai più non avrebbero potuto trattarsi con fraterna dimestichezza come fino a quando s'erano separati: egli era adesso un uomo del gran mondo, aveva nuove conoscenze, nuove cure, nuovi interessi, ed ella doveva riconoscere d'essersi abbandonata a una folle quanto tenera illusione, accarezzando l'idea che nel loro caso le leggi della natura sarebbero sospese, che il tempo non avrebbe alterato l'indole nè l'intensità del loro mutuo affetto.
Segnatamente l'induceva in questa persuasione la circostanza d'averlo veduto in quel primo casuale incontro a fianco d'Isabella Clinton, la signorina mondana per eccellenza, tra la quale e lei non c'era ombra d'affinità o di simpatia. Isabella, invero, era la figlia dell'uomo generoso che a lui giovanetto aveva aperto la via della fortuna impiegandolo nella sua casa commerciale di cui adesso egli faceva parte in qualità di socio; nulla di più naturale quindi che Guglielmo non soltanto la conoscesse, ma si sentisse in obbligo d'usarle deferenza e prodigarle le sue attenzioni. Gertrude tuttavia provava un senso di distacco, e non riusciva a cacciare un doloroso presentimento che le agghiacciava il cuore, pensando alla sua familiarità con una che aveva sempre ostentato verso di lei un superbo disprezzo trattandola incivilmente.
Un'unica via di condotta le rimaneva: dominarsi con tutte le sue forze, chiamare in suo soccorso perfino l'orgoglio, e mantenersi in qualunque evento calma e serena. Il timore che già un occhio perspicace avesse penetrato parzialmente il suo segreto indovinando che ella era afflitta, la metteva in guardia; e però, entrando nella camera dove Emilia l'aspettava, diede al suo «buon giorno» un tono gaio ed aiutò la cieca a vestirsi come di consueto. Certo il suo viso mostrava le tracce del pianto recente, ma quella non le vedeva, e prima di andare a colazione ella ebbe cura di farle sparire.
Subito fu posta a nuovi cimenti. Il dottor Jeremy, che ricuperata la sua mazza era andato a cercarla nel luogo convenuto, e non l'aveva trovata nè là nè altrove nel parco, la tempestò di domande sul cammino da lei seguito e sulle ragioni per le quali lo aveva piantato in asso.
Ella cadde dalle nuvole. Non s'era più ricordata affatto del vecchio signore, nè del loro accordo, secondo cui era stabilito ch'ella proseguirebbe sempre nella medesima direzione; e còlta così di sorpresa, senza che avesse preparato una risposta, arrossì, restò confusa. La verità era questa: ansiosa d'evitare l'ignoto passante che udiva venire dalla parte per dove ella doveva muovere incontro al dottore, aveva preso la direzione opposta, e, raggiunta dal signor Phillips, era tornata in sua compagnia all'albergo rifacendo la strada di prima e deludendo per conseguenza il buon Jeremy a cui non pensava più.
Ma prima ch'ella potesse addurre qualche scusa, arrivò di corsa Netta Gryseworth evidentemente piena d'allegra malizia, e chinandosi su una spalla di lei, le disse all'orecchio, abbastanza forte da essere udita dagli altri della loro piccola comitiva, che si erano fermati mentre il dottore chiedeva spiegazioni a Gertrude:
— Cara amica, certi commoventi addii dovrebbero esser fatti fuor degli sguardi indiscreti; mi maraviglio che li abbiate permessi sulla soglia dell'albergo! —
Questa osservazione non era propria a scemare l'impaccio della fanciulla, che s'accrebbe a mille doppi quando il dottor Jeremy, ghermita per un braccio Netta la quale già scappava, insistette perchè spiegasse che intendeva dire, dichiarando che egli sospettava qualche cosa, e voleva sapere chi fosse il cavaliere di Gertrude.
— Oh, un bel giovane alto, suo adoratore!... Bisognava vedere come stava lì piantato a seguirla con gli occhi! In verità cominciavo a temere che la crudele lo avesse cambiato in sasso! Che gli avevate fatto, Gertrude?