— Signorina Gertrude, voi m'esortate ad aver fede in tutti; ma io vi consiglio che, inesperta della vita come siete, vi guardiate dal credere ciecamente a chiunque. Dove la vostra fiducia è ben fondata, mantenetela con fermezza e coraggio, ma non tenete per vero se non ciò ch'è provato; specie poi siate sicura che gli oziosi pettegolezzi circolanti in luoghi come questo, non meritano alcun credito. Buona notte. —

Quale rivoluzione produsse quest'ammonimento nei sentimenti di Gertrude! Esso risonò al suo orecchio come una profezia e si ripercosse nell'intimo del suo cuore. Non era pieno di saggezza il consiglio del signor Phillips? Naturalmente, ella pensava, egli esponeva un assioma dettato dalla sua lunga esperienza; ma come s'applicava, al caso suo! Non aveva ella ceduto senza riflessione ai suoi timori, ai suoi neri presagi, non aveva ascoltato con inconsiderata prontezza le querele della sua gelosa immaginazione, e più inconsiderata credulità le ciarle riferite da estranei, mentre così tradiva un più alto diritto alla sua fede? Chi durante i lunghi anni della loro amicizia s'era mostrato più degno di fiducia che Guglielmo? Non era egli stato fin dall'adolescenza un esempio d'ogni virtù, superiore ad ogni bassezza, esente da ogni vizio? Non aveva abbandonato nella prima gioventù ogni cosa più cara, per andar a lavorare faticosamente sotto il sole dell'India a fine di procurare l'agiatezza, e il lusso, col tempo, a coloro di cui ambiva essere il sostegno e la consolazione? Non aveva sempre manifestato coi fatti un animo nobile, un carattere onorevole, un cuore sincero ed affettuoso? E, soprattutto, non era egli imbevuto fin dall'infanzia dei più sublimi e puri principî cristiani?

Sì, questo era innegabile. E ricordandolo, riandando ciascuna fase della retta sua vita, Gertrude doveva riconoscere che egli, ragazzo d'indole generosa e amorevole, giovanetto ardimentoso ed energico, uomo fortunato e rispettato ma pure provato dal dolore, aveva costantemente mantenuto per lei lo stesso profondo e ardentissimo affetto, che anzi pareva essere andato crescendo ogni giorno, ogni mese, ogni anno, da quando l'aveva amata e protetta bambina, sostenuta e confortata durante la malattia e dopo la morte dello zio True, fino al presente, attraverso la lunga loro separazione.

Non v'era una tra le numerose e regolari lettere di Guglielmo da cui non spirasse il più tenero e devoto amore per Gertrude: un amore esclusivo nel quale non poteva esservi rivalità. In tutti i suoi sogni di futura felicità domestica ella aveva parte; e sebbene la signora Sullivan, con quell'istintivo riserbo ch'era nella sua natura, si fosse astenuta dal parlargliene, il modo in cui la trattava le aveva sempre attestato chiaramente che considerava il matrimonio tra lei e suo figlio come cosa certissima. L'aperta dichiarazione fattale da Guglielmo nella lettera in risposta all'annunzio della morte di sua madre, che le sue speranze, le sue preghiere, le sue fatiche erano adesso per lei sola, non le dava una prova più sicura che già non fosse tutta la sua antecedente condotta, della tenerezza con cui l'amava?

E doveva ella ora dubitare di lui? Non tener più conto, d'un tratto, di fatti che così evidentemente lo mostravano meritevole d'alta stima e credere senza altro alla subita defezione del suo amico d'infanzia? No! Risolse di bandire l'indegno pensiero, di confidarsi che presto una spiegazione sodisfacente ridarebbe la pace al suo cuore angosciato. Fino a quel momento manterrebbe la sua fede in Guglielmo: la manterrebbe con fermezza e coraggio, perchè era ben fondata.

Facendo quest'eroico proposito rialzò la fronte china, e sprofondò lo sguardo nella serenità della notte. La luna era tramontata e il cielo scintillava tutto di fulgidissime stelle. Gertrude amava le notti stellate. Quello spettacolo le infondeva novello vigore. E guardando in alto vide splendere sul suo capo la stella prediletta, la stella che la sua fantasia, una volta, amorosamente immaginava accesa per lei dallo spirito beato dello zio True. E allora, come nel tempo lontano quando dai lumi celesti le scendeva nell'anima un raggio di conforto, le parve d'udir sonare al suo orecchio il detto familiare del caro padre adottivo: «Fa' cuore, uccellino, perchè è mia opinione che tutto da ultimo riuscirà a bene.»

Durante il breve resto della serata rimase in questo stato d'elevazione morale e quasi di gioia; così sostenuta, potè ritornare nel salotto a prendere Emilia, dar la buona notte agli amici con voce gaia, e coricarsi tranquillamente. Avanti la mezzanotte, dormiva.

Ma quella calma era in gran parte un effetto della stessa sua sovreccitazione, e però non poteva durare. La mattina seguente, destandosi, ricadde nella tristezza e nell'abbattimento di prima, e lo sforzo che fece per levarsi, vestirsi e andare a colazione fu macchinale. Si scusò col dottor Jeremy non essendo in grado di accompagnarlo nella solita passeggiata. Il suo più vivo desiderio era di lasciare Saratoga. Le pareva mill'anni d'essere a casa, in quiete, di non aver tanti occhi addosso.

Quando il dottore venne a portare le lettere arrivate con la posta della mattina, ella vi gettò uno sguardo così avido ch'egli disse sorridendo:

— Nulla per voi, Gertrude; ma ce n'è una per Emilia; un certo compenso, non è vero? —