— Se possiamo attraversare la nave siamo sicuri! — disse il signor Phillips con voce soffocata.
Impossibile. Tutto il centro della tolda ardeva.
— Dio buono! — egli esclamò. — Troppo tardi! Bisogna tornare indietro. —
Non senza difficoltà poteron giungere al salone lungo. In quel momento il piroscafo, che non appena scoppiato l'incendio era stato diretto verso terra, urtò contro le rocce e si spaccò nel mezzo. La parte anteriore venne perciò a trovarsi presso la riva, e per coloro che l'occupavano la salvezza era quasi certa. Ma ahimè, non così per i passeggeri che stavano a poppa. La poppa restava lontano, nel fiume, e il vento spingeva le fiamme divoranti in quella direzione, ponendo i disgraziati che si rifugiavano ancora in quel frammento della nave perduta, tra due elementi egualmente fatali.
Arrivati nel salone il primo pensiero del signor Phillips fu d'aprire una finestra e saltare sul bordo traendosi dietro Emilia e Gertrude. Vi pendevano alcune corde. Egli ne prese una, e l'attaccò alla nave con la destrezza d'un vecchio marinaro. Poi si rivolse alla giovanetta:
— Gertrude, — disse scolpendo le parole — io porto Emilia alla riva, a nuoto. Se il fuoco s'avvicina troppo, aggrappatevi al bordo. In caso disperato sospendetevi alla corda. Lasciate svolazzare il vostro velo. Vo e torno.
— No, no! — gridò Emilia. — Prima Gertrude!
— Zitta! — fece questa. — Ci salveremo tutti.
— Tenetevi bene alla mia spalla, Emilia, — soggiunse il signor Phillips che l'aveva ripresa in braccio, senza badare alle sue proteste.
S'udì un tonfo in acqua. Erano partiti.