Emilia siede nella sua camera, neglettamente avvolta in un accappatoio. Ella è più pallida che mai, e l'espressione del suo viso è d'ansietà, di turbamento. Ogni volta che l'uscio s'apre, ella sussulta, trema, avvampa d'un improvviso rossore, e già due volte nella mattinata ha dato in uno scoppio di lacrime. Qualunque piccolo sforzo, fin quello di vestirsi, le sembra insostenibile: non può seguire la lettura che le fa Gertrude; e ogni tanto la interrompe con domande concernenti il piroscafo incendiato, il salvamento suo e d'altre persone, e tutti i particolari di quella terribile scena d'angoscia e di morte. Il suo sistema nervoso è, certo, fieramente scosso. Gertrude la guarda, e piange, stupita di vedere come la sua calma e la sua ragionevolezza l'abbiano abbandonata.
Esse sono insieme fin dalla prima colazione, ma Emilia non vuole che la fanciulla si trattenga con lei più a lungo. Insiste perchè ella esca, faccia una passeggiata, si distragga un poco. Ritornerà tra un'ora, ad aiutarla a vestirsi per il pranzo: questa è una cerimonia da cui la signorina Graham non si dispensa mai, essendo suo vivo desiderio conservare agli occhi del padre un'apparenza di salute e di felicità. Gertrude sente ch'ella davvero brama restar sola, e credendo che, per la prima volta, perfino la sua presenza le sia importuna, si ritira nella camera propria. E la cieca, non appena la sua compagna l'ha lasciata, china la faccia tra le mani e di nuovo dà in singhiozzi convulsi.
La signora Ellis, vista ritirarsi la fanciulla, la segue, chiude l'uscio, si mette a sedere, con un'aria che basterebbe da sola ad aumentare le apprensioni di Gertrude, e parla in tono declamatorio degli spaventosi effetti che produce sulla povera Emilia il ricordo dell'orrenda catastrofe.
— È tutta sconvolta, — conclude la governante — e se non comincia a star meglio tra breve, non esito a dirlo, temo le peggiori conseguenze. Emilia è debole; i viaggi non fanno per lei. Secondo me, bisogna che se ne stia tranquilla a casa sua. Già io non approvo cotesta smania di viaggiare, specie coi pericoli che si corrono in oggi. —
Fortunatamente per Gertrude, la signora Ellis viene chiamata in cucina, ed ella è alfine libera di meditare sugli eventi degli ultimi giorni: soggetto inesauribile, se nessuno l'interrompesse. Ma di lì a qualche minuto si presenta la servetta che ha portato il giornale al signor Graham, e porta qualche cosa anche a lei. Una lettera! La riceve con mano tremante, e quasi non osa guardare il bollo postale. Il suo primo pensiero è che sia di Guglielmo. Ma l'illusione svanisce senza lasciar luogo a speranze e timori. Se il bollo è di Nuova York, dov'egli potrebbe trovarsi, la scrittura le è affatto sconosciuta. Un'altra idea, di poco minor momento, le balena; oppressa dalla commozione a segno che si sente mozzare il respiro, ella rompe il suggello e legge:
«Mia diletta Gertrude, figliuola mia cara, perchè tale siete veramente per me, quantunque soltanto l'angoscia del terrore e della disperazione d'un cuore paterno potè strapparmi quelle parole.... Pure non era folle il sentimento che mi spinse nell'ora del pericolo a stringervi al mio petto e chiamarvi mia. Più volte l'avevo provato, e represso. E anche ora vorrei far tacere l'invito della natura, e partirmene, per andare a finire la triste mia vita piangendo in solitudine; ma la voce che ha parlato in me non può essere ridotta al silenzio.
«Se vi avessi veduta felice, gaia, senza pensieri, non avrei chiesto di condividere la vostra gioia, e men che meno avrei voluto gettare un'ombra sul vostro cammino. Ma voi siete contristata e conturbata, mia povera figliuola, e la vostra afflizione stringe tra noi un vincolo più forte di quelli del sangue: sì, mi fa mille volte vostro padre, perchè io sono un uomo infelicissimo e stanco, e so comprendere le pene altrui. Voi avete un cuore buono e gentile, cara mia creatura. Piangeste un giorno sui dolori d'un ignoto; non negherete dunque la vostra pietà, se non potete dargli il vostro filiale amore, ad un padre desolato, che con mortale angoscia scrive tremando le funeste parole da cui sarà forse condannato all'odio e al disprezzo dell'unica persona cui l'unisca un legame naturale! Già due volte prima d'oggi tentai di vergarla, e deposi la penna rifuggendo dall'impresa crudele. Ma per difficile che mi riesca il parlare, più difficile ancora è soffocare i palpiti del mio cuore inquieto: e però ascoltatemi, benchè sia probabile che poi non vorrete ascoltarmi mai più....
«V'è un uomo sulla terra al quale voi non pensiate senza orrore? Uno il cui nome non richiami alla vostra mente che fatti tenebrosi ed obbrobriosi, e sia stato da voi aborrito fin dai più teneri anni? Voi che tanto amate la vostra migliore amica, non avete appreso a odiare e disprezzare in pari misura il suo peggior nemico? Ah, non può essere diversamente! Ed io tremo pensando che la mia figliuola diletta fuggirà inorridita da suo padre quando conoscerà il segreto così lungamente custodito, così dolorosamente rivelato, quando saprà ch'egli è
«Filippo Amory.»