«Nè giungerete a farmi credere che voi siate un peccatore, un reo. Non può essere. Farebbe torto a un'anima retta il pensarlo: ripeto, non può essere. Ben volentieri poserei il capo sul petto d'un tal padre; con gioia adempirei il dolce dovere di consolare i dolori dell'uomo benevolo e generoso che con abnegazione mirabile ha liberamente offerto la sua vita per me, e per altri la cui salvezza mi stava più a cuore della mia propria. Quando mi prendeste tra le vostre braccia e mi chiamaste figliuola, cara figliuola, io pensai che l'angoscia di quel terribile momento avesse eccitato e turbato il vostro spirito in modo da rivestirmi d'una falsa apparenza, da confondere forse la mia immagine con quella d'una persona amata e lontana.... Adesso credo che non fu passeggera follia, ma che piuttosto mi scambiaste sempre per un'altra a cui spetterebbe il grato ufficio di consolare la vita contristata d'un padre, mentre io, ahimè, rimango l'orfana non riconosciuta, non cercata, la povera creatura senza babbo e senza mamma, che sono stata fin dai miei più teneri anni.

«Se avete perduto una figlia, Dio conceda che vi sia restituita per amarvi come io v'amerei qualora avessi la fortuna d'esser quella! Ma tuttavia consideratemi come figliuola del vostro cuore, lasciate ch'io v'ami e preghi e pianga per voi, lasciate ch'io versi dall'anima tutta la mia gratitudine per le cure affettuose e la simpatia che m'avete prodigate.

«Eppure, benchè io non vanti questo diritto e non osi, sì, non osi, accarezzare il pensiero che voi non v'ingannate credendovi mio padre, non posso frenare i palpiti del mio cuore, e tremo, e quasi mi viene meno il respiro, quando mi balena la benedetta, la celeste speranza di questa possibilità! No, no, non voglio contemplarla, perchè temo che non potrei sostenere il dolore di vederla svanire!...

«Oh, che mai scrivo? Non so.... Una prolungata incertezza mi farebbe soffrir troppo; scrivetemi prontamente, o venite a me, caro padre.... voglio chiamarvi così una volta almeno, dovesse pur essere la prima e l'ultima.

«Gertrude.»

Il signor Phillips, o piuttosto Amory, giacchè questo era il suo vero nome, aveva dimenticato od omesso di menzionare il suo recapito. La giovanetta se ne avvide soltanto quando s'accinse a scriverlo sulla sua lettera, e provò un acuto dolore pensando che questa non gli sarebbe mai pervenuta. Ma si tranquillò alquanto osservando di nuovo il bollo postale. Egli doveva trovarsi a Nuova York. Senza esitare diresse colà la sua missiva; poi, non volendo affidarla ad altre mani, si mise il cappello, coperse con un velo il viso commosso, e s'avviò frettolosamente verso la Posta del villaggio.

Per le persone sensitive e di viva immaginazione, nulla v'è di più penoso che l'incertezza. Quando sappiamo che cosa dovremo sopportare, possiamo quasi sempre chiamar in nostro soccorso la forza e la rassegnazione necessarie; ma occorrono una pazienza e una resistenza non comuni per rendere uno capace d'aspettare con calma e serenità l'approssimarsi d'una grave crisi piena d'eventi di cui non è possibile prevedere la natura, ma che inevitabilmente eserciteranno un'azione dominante su tutta la nostra vita. Un momento la speranza prevale e promette un esito felice; sorridiamo, respiriamo, l'ansietà è bandita; ma ecco che a un tratto una parola, uno sguardo, perfino un pensiero cambia il corso dei nostri sentimenti; il volto si oscura, il petto è oppresso da una subita ambascia, la paura ci assale come un incubo, e quanto più ci siamo abbandonati a una gioia fidente, tanto più ci sprofondiamo nella tortura del dubbio o nell'agonia della disperazione.

Il caso di Gertrude era singolarmente penoso. Da una settimana ella già lottava contro un'angosciosa sospensione d'animo, quasi intollerabile; e adesso, d'improvviso, sorgeva un altro mistero, fonte d'incertezze non meno tormentose, d'affanni non meno intensi. Pareva invero uno sforzo superiore al potere d'una fanciulla così giovane, sensitiva, inesperta, il dominarsi a segno da reprimere le sue commozioni, dissimularle agli occhi altrui, soffrire sola, in silenzio, i crudeli rigori della sua sorte.

Eppure lo fece, e strenuamente. Sia che la gravità delle emergenze suscitasse in lei, come suole avvenire in una donna d'alti sensi e d'alto cuore, una proporzionata energia, sia che dinanzi alla inutilità d'ogni tentativo di sciogliere il complicato nodo del suo destino, ella si trovasse costretta a incrociare le braccia e chinare il capo rassegnata, sia che con umile fede resa più profonda e più ardente dal sentimento della propria impotenza, ella si rivolgesse per soccorso a Colui del quale ci appare tutta la forza nella nostra debolezza, certo si è che mentre si dirigeva a casa, dopo aver consegnato la sua lettera al mastro di posta, la sicurezza del suo passo, la calma del suo sguardo alzato al cielo, mostravano ch'ella aveva preso in quel momento una coraggiosa risoluzione: risoluzione saldamente mantenuta durante i due giorni ch'ebbe ad attendere la risposta di Filippo Amory.

Ed era questa: procurar di troncare per il presente le vane congetture e l'infruttuosa comparazione delle probabilità, che servivano soltanto ad affaticare il suo spirito, torturare il suo intelletto, turbare la sua pace; non occuparsi più di ciò che concerneva lei stessa; dirigere con un disperato sforzo tutte le sue energie fisiche e morali verso fini disinteressati, e aspettare pazientemente finchè la nube oscura che pendeva sul suo fato fosse dissipata dalla luce della verità, e la rivelazione squarciasse il mistero.