— La maggior parte erano gente a me affatto estranea. La signorina Clinton anzi era la sola ch'io conoscessi da più lungo tempo dei due o tre giorni passati a Saratoga. La sua morte m'avrebbe addolorato assai, s'intende: ella aveva una certa familiarità con me, da bambina, e ultimamente sono stato molto in sua compagnia; soprattutto poi, so che suo padre, il mio venerato socio e vecchio amico preziosissimo, la cui salute purtroppo è indebolita, non sarebbe potuto sopravvivere alla perdita dell'unica figlia, quasi idolatrata; colpo che le circostanze strazianti avrebbero reso ancora più terribile....

— Voi parlate con una gran freddezza, signor Sullivan. Ignorereste forse che la voce pubblica vi pretende legato alla signorina Clinton da un sentimento più tenero della semplice amicizia? —

Il graduale dilatarsi dei grandi occhi grigi di Guglielmo fissi sul signor Amory mentre questi così diceva, e l'aria tra attonita e scrutatrice che prendeva il suo viso, dimostravano chiaramente quale impressione gli facesse quella domanda.

— Signore, — rispose egli sedendo con gesto deliberato sulla seggiola presso la quale era sempre rimasto ritto — o io non vi comprendo, o la voce pubblica riferisce un'opinione assolutamente falsa.

— Sicchè voi non avete mai saputo nulla finora del vostro fidanzamento?

— Mai, ve l'assicuro. O com'è possibile che una ciarla così infondata abbia credito fra i conoscenti della signorina Clinton?

— Lo ha, e tanto esteso, che per esempio io, mèro spettatore della vita di Saratoga, l'udii spesse volte non solo bisbigliare da orecchio ad orecchio, ma affermare quale fatto positivo.

— Sono in sommo grado stupito e contrariato da ciò che mi dite, — proseguì il giovane che veramente pareva sentirne dispiacere e dispetto. — Per quanto cotesto rumore sia insensato non meno che falso, se arrivasse alla signorina Clinton provocherebbe la sua indignazione, e le darebbe gran noia; per lei, anche più che per me stesso, mi dolgo che certe circostanze abbiano potuto suscitarlo.

— Parlate per ragioni di delicatezza rispetto alla signorina, o siete modesto a segno di credere che sarebbe ferita nel proprio orgoglio se sapesse il suo nome così accoppiato con quello del socio di suo padre, un giovane finora sconosciuto nei circoli del mondo elegante? Ma, scusatemi.... Forse ho posto il piede su terreno pericoloso, ed è l'orgoglio vostro quello che si sdegna dinanzi alla franchezza del mio linguaggio.

— No, punto, signor Phillips; mi fate torto se credete che il mio orgoglio sia di tal natura. Ma per rispondere alla vostra domanda, vi dirò che mi riferivo tanto alla prima che alla seconda delle ragioni da voi menzionate, e a molte altre ancora, quando vi affermavo di credere che vivissimo sarebbe il risentimento della signorina Clinton se mai risapesse la sciocca ed inconsulta diceria fatta circolare sul suo conto.