— Signor Sullivan, — disse Filippo Amory con calore, avvicinando la sua seggiola a quella di Guglielmo — siete ben certo di non pregiudicarvi da voi stesso? Badate che un'eccessiva modestia unita ad esagerate e false raffinatezze sentimentali ha sbarrato a più d'uno la via della fortuna, e che questo potrebb'essere il caso vostro.
— Come, signore? Voi parlate in una forma enigmatica, e io non ho idea di ciò che volete significare.
— Bei giovani come voi, possono, lo so, mirare nella scelta d'una sposa alle fortune più alte; ma sono troppo rare, perchè se ne offrano parecchie a una medesima persona, e il mondo riderebbe alle vostre spalle se vi lasciaste sfuggire l'occasione felicissima che ora v'arride.
— Occasione di che? Non intendete già consigliarmi, io credo....
— Ma sì, anzi! Io sono più vecchio di voi, e conosco meglio la vita. Un patrimonio non s'accumula in un giorno, nè il denaro è cosa da disprezzarsi. Il signor Clinton ha logorato la sua salute affaticandosi nell'acquisto di quelle ricchezze, che saranno presto possedute dalla sua unica erede. Ella è giovane, bellissima, e ammiratissima nel gran mondo in cui vive. Tanto il padre che la figlia vi guardano con occhio benigno.... Oh, non vi turbate, si discorre tra amici, e voi sapete se è vero ciò che fin gli estranei hanno osservato, e di cui spesso io ho udito parlare come di cosa indubitata. Perchè esitate dunque? Non vi distorrà, spero, dall'approfittare di questa favorevole condizione, un qualche romantico e cavalleresco senso d'inferiorità da parte vostra, quasi non foste degno d'un premio così bello?
— Signor Phillips, — disse Guglielmo, titubando, evidentemente impacciato — i commenti di persone conosciute in casuali e passeggeri incontri, come quasi tutte quelle che la signorina Clinton frequentava a Saratoga, non meritano fede. Le particolari relazioni in cui mi trovo col signor Clinton mi hanno ultimamente condotto a vivere in continua familiarità sì con lui che con la sua figliuola. Egli non ha ora intorno a sè parenti nè amici fidati, e perciò sembra agli occhi del mondo far più caso di me che non ne farebbe qualora ambissi la mano della signorina Isabella. D'altronde, questa ha tanti adoratori che sarebbe il colmo della vanità se io presumessi....
— Poh, poh! — l'interruppe Filippo Amory, levandosi da sedere, e picchiandogli una spalla. — Ditelo, caro Sullivan, a qualcuno più novizio e più ingenuo ch'io non sia! Certo, — proseguì egli andando su e giù per la stanza — è dicevole cotesto linguaggio; ma, sebbene io rifugga dalle adulazioni, credo di poter senza pericolo ricordare alcuni piccoli fatti a un giovanotto che ha una tanto modesta opinione dei propri meriti. Prego, chi era il signore per la compagnia del quale la signorina Clinton fu così pronta ad abbandonare, sere sono, una splendida e affollata sala mentre cantava l'Alboni, e a lasciar delusa tutta una coorte d'ammiratori che la circondava di omaggi e di sorrisi? Con chi mai preferì ella passeggiare tranquillamente al lume di luna nel giardino dell'Albergo degli Stati Uniti? —
Guglielmo indugiò un momento a rispondere, come se cercasse di rammentarsi; poi esclamò:
— Vedo, vedo! Questa fu dunque una delle cause di sospetto? Io non ero invece che un messo venuto a chiamare la signorina Isabella al letto di suo padre.... Avevo ansiosamente vegliato per ore il signor Clinton, caduto in un sonno prolungatissimo, quasi letargico, che impensieriva il medico; destatosi alfine, egli chiese della sua figliuola con tale appassionata insistenza, ch'io mi risolsi a disturbarle il piacere della serata, e condurla dov'era suo dovere andare immediatamente: nel casinetto in fondo al giardino dell'albergo, che pertanto attraversai con lei al lume di luna.... —
Il signor Amory sorrise, e per la prima volta guardò Guglielmo con quella dolce espressione di benignità che il suo bel viso assumeva di rado e che tanto gli si addiceva.