L'intensa attenzione del signor Amory e l'evidente suo desiderio d'udire il seguito, lo incoraggiarono a continuare:
— Nello stabile dove abitavamo viveva un buon vecchio, che faceva il lampionaio. Era povero, più povero ancora di noi, ma non ho mai conosciuto un uomo migliore. Una sera, mentre andava in giro accendendo i suoi lampioni, raccolse e si portò a casa una bimba appena coperta di miseri cenci che una femmina crudele aveva in quel momento gettata sulla strada dove sarebbe morta di freddo, salvo che non fosse condotta a finire di morte più lenta in un ospizio; perchè soltanto le cure affettuose ed assidue di mia madre e dello zio True (così chiamavamo il nostro vecchio amico) poterono salvare quella debole creatura dalle conseguenze delle sevizie e degli stenti che l'avevano ridotta in fin di vita. Grazie alla loro instancabile vigilanza, alle loro premure, ella fu conservata per contraccambiare un giorno, e a cento doppi, l'amorosa assistenza prodigatale.
«Ella era a quel tempo esile e strutta da far pietà, d'un colorito scialbo, e assai bruttina; inoltre nessuno le aveva insegnato a dominare il suo carattere violento, al quale univa una grande ostinatezza derivata certo dall'essere sempre vissuta in opposizione con tutti.
«Ma nulla sgomentava l'ottimo zio True, e sotto l'influsso della sua paterna tenerezza, cominciarono a svilupparsi le facoltà e le virtù latenti in quella piccola anima fino allora negletta. Nell'atmosfera di amore ove adesso respirava, ella cambiò natura; e quando agli esempi e ai precetti che le erano dati nella sua nuova casa s'aggiunse la luce divina, versata sulla sua vita da una creatura eletta, la quale immersa ella stessa nelle tenebre, emana dal proprio spirito un'aureola radiosa che illumina chi gode il bene della sua presenza, divenne ciò che poi è stata costantemente: una donna in cui uno può riporre il suo affetto e la sua fede per sempre.
«Quanto a me, non tardai ad amare oltre ogni dire quella bambina verso cui da principio mi aveva attratto un mèro sentimento di compassione. Stavamo insieme il più possibile; tutto era comune tra noi: studi, piaceri, dolori, passioni. Io ero il suo maestro, il suo protettore, il compagno dei suoi spassi infantili; ed ella dal canto suo era per me l'amica che mi consigliava e m'incoraggiava, mi consolava e mi compativa: un'amica preziosa, necessaria, perchè m'infondeva il suo spirito fervente di speranza, di energia, di fiducia. Ricordo come ella, tanto piccina ancora, mi rincorò e mi sostenne in quel mio disperato dolore giovanile, quando per la morte inaspettata del mio ottimo principale mi trovai senza impiego!
«L'affezione tra lei e lo zio True era commovente. Bench'io fossi un ragazzo, ammiravo come una cosa bella il devoto amore del vecchio lampionaio per la sua figlioletta adottiva, «il suo uccellino», egli diceva, e la tenera, profonda gratitudine con cui questa lo ricambiava.
«Durante alcuni anni ella gli dovette ogni cosa e parve essere semplicemente una bambina di cuore amoroso e buona. Ma giunse il tempo che le parti furono invertite. Il brav'uomo venne colpito da una infermità che lo rese invalido delle membra, bisognoso di continuo aiuto. Allora si manifestò in tutta la sua bellezza quella nobile natura femminile. Oh, come dolcemente la fanciulletta guidava i passi del vecchio che scendeva verso la tomba! Spesso, in sulla mezzanotte, io andavo a vedere se il nostro casigliano non mancasse di qualche cura che la troppo giovane ed inesperta infermiera era forse incapace di prestargli.... Mai non scorderò la figurina della piccola Gertrude, seduta tranquillamente accanto al suo letto, in quell'ora notturna che in tanti altri fanciulli avrebbe suscitato tutti i fantastici terrori delle tenebre: davanti a lei sulla tavola ardeva un fioco lumicino, ed ella, tenendo una mano di lui tra le sue, confortava la veglia dolorosa con parole d'amore, o gli leggeva qualche pagina della Bibbia contenente un santo insegnamento.
«Ma, ahimè, la sua devozione non bastava a prolungare la vita del caro infermo; e, poco innanzi ch'io partissi per Calcutta, egli morì benedicendo Dio che gli aveva concesso di finire i suoi giorni in pace e consolato dalla sua dolce custode.
«Toccava a me lenire il gran cordoglio della nostra Gertrudina; feci quanto stava nelle mie forze per ridarle coraggio e serenità, e fui lieto di sapere che io partendo lasciavo quest'ufficio all'angelica signorina cieca che da lungo tempo onorava della sua amicizia lei e lo zio True. Prima di staccarmi da mia madre e dal nonno, li affidai solennemente alle cure filiali di Gertrude, la quale aveva dato prova di tanta buona volontà e tanto valore. Ella promise di essere fedele alla missione assunta, e mantenne nobilmente la promessa. Nonostante la collera e la durezza del signor Graham (il padre della sua protettrice), dalla cui liberalità dipendeva da anni, ella si dedicò tutta, col cuore e con l'opera, all'adempimento dei doveri che considerava sacri. Senza curar le sofferenze, le fatiche, le veglie, le privazioni, abbandonò spontaneamente agi e piaceri, e si prestò, paziente, giorno e notte, in servigio degli amici che amava d'un amore più grande di quello d'una figliuola, perchè era l'amore d'una santa.
«Io, pur eguagliandola nell'ardore e nella tenerezza, non avrei potuto fare la metà di ciò che fece lei: soltanto un cuore e una mano di donna sono capaci di quanto ideò ed eseguì Gertrude.