— Sì, ho notato cotesti fatti anch'io, — fece Filippo Amory — ma la mia esperienza del mondo è eccezionale, e le circostanze hanno acuito la mia perspicacia. Mi fa però maraviglia che abbiano attratto la vostra attenzione.

— Non già a bella prima. Lo splendore del gran mondo m'aveva abbagliato, accecato, e soltanto a poco a poco riacquistai la chiarezza delle mie percezioni. Il sospetto della sua vanità, della sua falsità, si fondò su varie prove d'egoismo, di follia, di durezza che caddero sotto i miei occhi. Quanti bassi inganni, quali meschine rivalità, quali colpevoli oblii dei più sacri doveri potrei riferirvi! Ma non voglio palesare i segreti di singole persone, nè tediarvi col raccontarveli!

«Fui specialmente colpito dall'effetto che la continua ricerca del piacere produce sui sentimenti, sul carattere, sulle affezioni domestiche della donna. Sebbene io portassi nel cuore un'immagine di fanciulla buona e pura, e dolce fosse la rimembranza, questo vivente ideale sarebbe forse stato espulso dal suo trono e soppiantato da qualcuna delle fulgide bellezze che ammaliavano i miei sguardi, se alla perfezione del volto avesse corrisposto quella dell'anima. Vi saranno, anzi non dubito che vi siano, nelle alte sfere mondane, donne egregie più ammirabili ancora per l'eccellenza e la nobiltà della loro natura che per la grazia e i pregi esteriori onde vanno adorne; ma tra quelle ch'io conobbi da presso, nessuna poteva sostenere il paragone con la modesta giovanetta, presente sempre al mio pensiero, la quale è il modello di tutte le virtù femminili.

«Non è quindi da maravigliarsi se le altre non uguagliavano il mio concetto delle qualità che rendono una donna degna d'amore, poichè le misuravo alla stregua del carattere di Gertrude. Come non avrei rilevato il contrasto tra la stoltezza, la frivolezza, l'egoismo che mi vedevo dintorno, e la mente cólta, il cuore amoroso, l'abnegazione dell'amica lontana? Ella possiede tutto ciò che può abbellire la vita d'un uomo, dovunque lo conduca la sua sorte: e non riuscirete mai a persuadermi che una tale compagna debba essere di peso e d'ostacolo in cosa alcuna a colui che avrà la grande fortuna di chiamarla sua.

«Quanto a me, non ambisco nulla che questa unione non m'offra. Mi avete parlato d'aristocrazia; la più alta, la sola vera ai miei occhi è quella a cui Gertrude appartiene per tutti i titoli e di cui potrebbe essere uno dei più splendidi ornamenti: l'aristocrazia della gentilezza di costumi, della cultura intellettuale, della grazia e della bellezza. M'avete parlato di ricchezze: se Gertrude non ha denaro nella sua borsa, ha però un'anima d'oro schietto, provata nella fornace del dolore e del sacrificio ed uscitane lucente e pura d'ogni lega. M'avete parlato di famiglia, d'onorevoli natali. Ella non ha parenti e la sua origine è avvolta nel mistero; ma il sangue che scorre nelle sue vene onora la stirpe da cui discende, e ogni palpito del generoso suo cuore la congiunge a quanto v'è di nobile al mondo.

«Sul soggetto della bellezza siete stato eloquente. Quand'io mi separai da lei, ella era ancora in tutto, fuorchè nel carattere, quasi bambina, toccando appena i tredici anni. Benchè molto mutata, ed in meglio, dal tempo ch'era venuta tra noi, non credo che al comune degli uomini sarebbe parsa bella; ma se io non fossi stato su questo punto del tutto indifferente, il grande amore che le portavo m'avrebbe reso incapace d'un giudizio imparziale.

«Ricordo bene, però, la viva indignazione da me provata udendo una volta un commesso, mio collega, che l'aveva veduta con me in una delle nostre passeggiate, fare un dileggioso confronto tra lei e la bellissima figliuola del nostro principale (la stessa signorina Clinton di cui si parlava dianzi), e l'altrettanto viva gioia con cui, essendo io presente a un esame nella scuola ch'ella frequentava, intesi la direttrice, una certa signorina Browne, dire à una signora che Gertrude Flint prometteva molto sia nella persona che nella mente. Se abbia mantenuto le sue promesse quanto alla persona non sono in grado di sapere; ma ricordando la sua fine e graziosa figurina, i suoi grandi occhi splendenti d'intelligenza, il viso animato dal calore del sentimento, la serena e quasi maestosa espressione che la purità dell'anima dava ai suoi lineamenti ancora infantili, ella m'appare come l'incarnazione di tutto ciò che ho di più caro.

«Sei anni devono aver mutato il suo aspetto, ma sicuro non le hanno fatto perder nulla di quanto io pregio in lei. Ella possiede attrattive sulle quali il tempo non ha potere: una grazia ch'è un dono del Cielo, una bellezza ch'è eterna. Che cosa potrei chiedere di più?

«Non v'immaginate dunque, — egli proseguì dopo una breve pausa — che la mia fedeltà alla compagna della mia adolescenza derivi unicamente da un senso di gratitudine. Io, è vero, le devo molto, assai più che non possa mai ripagare: ma l'onesta fiamma di cui ardo per la nobile fanciulla, nasce dall'amor sincero d'una purità di carattere e d'una semplicità di cuore senza pari.

«C'è forse nella vita faticosa e folle del bel mondo, nel fasto della ricchezza, negli omaggi di una folla oziosa, qualche cosa che possa appagarmi il cuore, elevarmi lo spirito, e incoraggiare la mia attività, quanto il pensiero d'un focolare domestico tranquillo e felice, a cui presieda un'anima di donna con la quale l'anima mia viva in una comunione d'amore e di fede che il tempo non varrà a distruggere; che la morte renderà viepiù salda e sicura nella beatitudine eterna?