Allora Gertrude fu ripresa dal suo turbamento. Non è raro il caso che, quando due amici intimi si rivedono dopo una lunga separazione, si salutino e s'abbraccino cordialmente, e poi, nonostante tutte le cose che avrebbero da dirsi e che fanno ressa nel loro cervello, cose da fornir materia di conversazione per una settimana, nulla d'importante venga loro sulle labbra, e a un momento di silenzio segua una qualche domanda insulsa o frivola, per esempio rispetto al viaggio dell'arrivato, al suo bagaglio, o simili. Ma ella non aveva bisogno di risposta neppur a queste. Aveva già veduto Guglielmo; sapeva da quanti giorni era di ritorno, e di dove fosse venuto, e perfino con quale piroscafo; mentre dall'altro canto le premeva di nasconderglielo. Il suo impaccio si comunicò a lui, e la presenza del signor Graham, che era una costrizione per entrambi, faceva peggiore il caso.

Infine il giovane disse:

— Quasi non vi riconoscevo, Gertrude: anzi non v'ho riconosciuta.... Come....

— Come siete venuto? — fece bruscamente il vecchio interrompendolo, senza aver l'aria d'avvedersene.

— Con l'Europa, — rispose egli. — Sbarcai a Nuova York circa una settimana fa.

— Intendevo qui, — replicò l'altro, piuttosto secco. — Avete preso l'omnibus?

— Scusate, signore, — disse Guglielmo — non avevo capito. No, ho noleggiato un calessino.

— S'è occupato qualcuno del vostro cavallo?

— L'ho attaccato davanti alla casa. —

Guglielmo andò alla finestra per vedere se l'animale fosse ancora dove l'aveva lasciato. Scendeva già il crepuscolo.