Ella sentì di non aver mostrato la maraviglia che egli s'attendeva, e si confuse. Tuttavia ripigliò:

— Fui veramente in pena per la mancanza di lettere; ma ci rivediamo, Guglielmo, e ne sono lieta di tutto cuore.

— Oh, non potete esserne lieta al pari di me! — egli disse abbassando la voce e guardando la fanciulla con grande tenerezza. — Più vi guardo e più voi mi sembrate la Gertrudina d'un tempo.... Comincio a credere però che avrei dovuto scrivere e annunziarvi il mio arrivo. —

Gertrude sorrise. Le maniere di Guglielmo erano così immutate, le sue parole così affettuose, che sarebbe stata ingratitudine mettere in dubbio la sua amicizia, se anche ella non era più tutto per lui.

— Ma no, — rispose — le improvvisate mi sono sempre piaciute. Non ve ne ricordate?

— Se me ne ricordo? Io non ho scordato nulla di ciò che vi piaceva. —

In quel momento gli uccellini indiani la cui gabbia pendeva nel vano della finestra presso la quale il giovane era seduto, presero a cinguettare come solevano verso sera. Egli alzò gli occhi.

— Sono i vostri uccellini, — disse ella — quelli che mi mandaste da Calcutta.

— Sempre tutti vivi e sani?

— Sì, tutti.