Il vecchio gentiluomo non sentiva punta simpatia per i giovanotti in generale, e Guglielmo era venuto a disturbargli la beatitudine d'una di quelle ore di quiete e libertà, divenute piuttosto rare; inoltre, e questo era il peggio, ricordava sempre con amaro cruccio che Gertrude aveva abbandonato Emilia e lui (così egli considerava la sua coscienziosa elezione tra due doveri in conflitto tra loro) a fine d'assistere i parenti di quell'importuno visitatore. E, si capisce, questo ricordo non era proprio a conciliare al giovane Sullivan l'animo d'un uomo così caparbio e ostinato nei suoi pregiudizi.

Gertrude accompagnò il suo amico fino alla porta di casa. La pioggia era cessata, ma il vento fischiava sotto il portico. Voleva essere una serata fresca. Guglielmo s'abbottonò l'abito, mentre s'accomiatava promettendo di ritornare il giorno seguente.

— Non avete soprabito, — ella disse. — L'aria della notte è frizzante, e voi siete avvezzo a un clima caldo. Fareste bene a prendere questo scialle. —

Tolse dall'attaccapanni un grave plaid scozzese che ci si trovava sempre per un caso di bisogno.

Egli se lo gettò sul braccio ringraziandola, poi le prese tutt'e due le mani tra le proprie, e la guardò fisso negli occhi, come se bramasse dirle qualche cosa. Ma visto ch'ella li distoglieva dal suo sguardo amoroso, si spiccò da lei, la salutò con viso turbato e scese la scalinata di corsa. Gertrude stette con la gruccia della porta in mano finchè udì risonare i passi del suo cavallo sulla strada, poi chiuse a precipizio e s'affrettò a nascondersi nella sua camera. Ella aveva sostenuto valorosamente la prova di quell'incontro tanto desiderato e tanto temuto, aveva recitato la sua parte con calma e naturalezza; ma adesso tutto il suo coraggio l'abbandonava; pensava ai giorni, ai mesi, agli anni futuri, e comprendeva che prove più tremende l'aspettavano.

Se Guglielmo si fosse mutato essenzialmente, se fosse divenuto lo zerbinotto spensierato, galante, mondano, o l'uomo d'affari, di cuor freddo, e intento solo ai guadagni, ch'ella ultimamente, a volta a volta, s'era figurata di dover forse trovare in lui, se l'avesse salutata con gelida formalità, o con dura indifferenza, o con goffo riserbo, avrebbe potuto disprezzarlo, compatirlo o biasimarlo, e quindi amarlo meno. Ma ritornava qual'era partito: franco e generoso, affettuoso e virile; le manifestava la stessa calda cordialità, la stessa delicata tenerezza di prima. Insomma era il Guglielmo ch'ella aveva tanto sognato, tanto amato. Evidentemente, pur avendo dato il cuore ad un'altra, non dimenticava l'amica della sua adolescenza. Amava Isabella d'amore, ma conservava per Gertrude un sentimento quasi fraterno. E mai non s'era pensato d'essere per lei più che un fratello.

Conveniva dunque ch'ella si preparasse a sopportare la pena crudele di vederlo e udirlo parlare della sua fidanzata, e augurargli ogni felicità come una sorella al buon fratello affezionato. Ella doveva vincere una passione di cui fino allora non aveva conosciuto tutta la potenza, e trasformarla in semplice amicizia. A quest'idea il suo povero cuore dolorante si gonfiava, palpitava con violenza selvaggia, irrefrenabile.

Si gettò sul letto, nascose la faccia nel guanciale, e pianse.

La scosse una leggera picchiata all'uscio. Credendo che la chiamassero per il tè, disse senza alzarsi:

— Siete voi, Gianna? Non ho voglia di prender nulla stasera....