Hemans.

Il manoscritto diceva così:


«Figliuola mia, mia dolce e amorosa creatura.

«Poichè tu stessa m'incoraggi assicurandomi che il peggiore dei miei timori era infondato (il timore che fin dalla tua fanciullezza il mio nome fosse stato infamato al tuo orecchio e il tuo giovane cuore avesse appreso ad aborrire tuo padre); poichè posso fare appello a te come a un giudice imparziale, ti rivelerò il dramma della mia vita; e ti proverò così che sei veramente mia figlia confidandomi che tu almeno mi crederai e m'amerai ad onta dell'ingiustizia del mondo.

«Non voglio nasconderti nulla. Voglio palesare anzi subito ciò che più pavento di dire: le spiegazioni che seguono varranno, spero, ad attenuare l'orrore della mia storia.

«Il signor Graham è il mio patrigno, e la mia santa madre, morta da lunghi anni, fu in tutto, fuorchè nell'opera della natura, la vera madre d'Emilia. Ma quantunque io sia, a questo titolo, congiunto di coloro che tu ami tanto, mi divide da essi una terribile maledizione: perchè fu la mia quella mano sciagurata che precipitò l'infelice Emilia in perpetue tenebre, (oh, non odiarmi ancora, Gertrude!). E non è tutto: a questo fatto orrendo s'aggiunse una grave accusa che mi denigrava agli occhi dei miei simili: l'accusa d'un delitto basso e vergognoso. Pure, io che vivo sotto un bando, io che vo errante per il mondo col cuore spezzato, vittima d'un funesto destino, sono innocente d'ogni colpa volontaria, come tu sarai persuasa se puoi fidare nella veracità di ciò che ti narro.

«La natura mi diede e l'educazione alimentò in me uno spirito ribelle. Ero l'idolo di mia madre, donna di debole complessione, la quale sebbene m'amasse d'un amore per cui benedico sempre la sua memoria, non aveva l'energia necessaria a domare e governare la mia indole appassionata e pertinace. Tuttavia, per quanto indisciplinato, non inclinavo nè alla malvagità nè al vizio; m'arrogavo bensì un dominio incontrastabile, tanto a scuola che a casa, ma mi facevo molti amici, e nessun nemico. Quand'ecco d'un tratto fu posto un freno all'estrema libertà di cui godevo. Mia madre, ch'era vedova, sposò il signor Graham, e subito sentii gravare duramente la mano del suo secondo marito sulla mia indipendente adolescenza. S'egli m'avesse trattato con benignità, se si fosse cattivato il mio affetto (come gli sarebbe stato agevole, perchè il mio cuore ardente e sensitivo era disposto alla tenerezza e alla gratitudine), egli avrebbe potuto avere un immenso influsso sul mio carattere non ancora formato.

«Invece fu il contrario. Egli usò verso di me un contegno pieno di glaciale freddezza e di sussiego. Al primo tentativo d'accostarmi a lui, fatto per esortazione della mamma, chiamandolo col nome di padre, venni respinto sdegnosamente, sicchè mi guardai bene dal ricadere in questa colpa. Ma di quel titolo ch'egli rifiutava, assumeva però tutti i privilegi e tutta l'autorità, ferendomi così nei sentimenti più delicati e nei più fieri, ed eccitando in me uno spirito di ribellione ad ogni suo comando.

«Due cose in ispecie mi amareggiavano e accrescevano la mia avversione contro il prepotente patrigno: l'una era l'assoluta dipendenza dalla sua liberalità in cui sapevo di trovarmi; l'altra la confidenza fattami imprudentemente, benchè con benevole intenzioni, da una persona di servizio ch'era da molto tempo in casa Graham, circa l'origine della sua antipatia per me: la quale pare fosse un'antica inimicizia tra lui e mio padre, uomo onorevole e di alti sensi, a cui ero superbo di rassomigliare, come mi affermavano quelli che lo avevano conosciuto.