«Lo spasimo atroce ridestò nella sventurata fanciulla la coscienza della vita. Ella balzò dal divano e, urlando selvaggiamente, le braccia alzate sul capo, come una pazza, si diede a correre attraverso la stanza, poi s'acquattò in un angolo. Io la seguii disperato, in preda a un'angoscia quasi pari alla sua; ma ella mi respinse, stendendo le mani con grida strazianti.

«Il signor Graham, che su quel subito era rimasto impietrito, s'avventò allora contro di me, furibondo. Invece d'aiutarmi nei miei sforzi per sollevare la povera Emilia da terra, egli, senza alcuna pietà del mio stato, che era poco meno compassionevole di quello di lei, inveì ferocemente, rimproverandomi con parole crudeli, torturanti, che mi suonano ancora all'orecchio, d'esser la sola causa della disgrazia, accusandomi d'avergli uccisa la sua figliuola; e detto ch'ebbe, mi cacciò dalla stanza e dalla casa, espulsione alla quale io, schiacciato dal dolore e dal rimorso, non avevo la forza nè il desiderio d'oppormi.

«Oh, quanto fu terribile la notte, quanto terribile il giorno seguente! Non posso darti un'idea di come li passai. Fino all'alba andai errando per la campagna, cercando invano di collegare i miei pensieri, di riacquistare un po' di calma. Ma al riapparire della luce, sebbene avessi ancora il polso febbrile e il cervello eccitato, cominciai a comprendere la necessità di tracciarmi una via di condotta.

«La condizione infelicissima d'Emilia, l'ansia intensa di conoscere i peggiori effetti dell'orrendo caso, mi sollecitavano a recarmi furtivamente o palesemente, ma il più presto possibile, alla casa del signor Graham. Inoltre, tutto il poco ch'io possedevo, consistente, quanto a denaro, nel solo residuo del mio ultimo trimestre di stipendio, e quanto al resto nei miei indumenti e qualche oggetto di valore donatomi da mia madre, si trovava nella camera da me fino allora occupata. Non potevo quindi evitare di ritornarci almeno una volta. E presa questa risoluzione mi riposi in cammino verso la città, pronto, se era necessario, per ottenere notizie d'Emilia, anche ad incontrarmi a faccia a faccia con suo padre.

«Tuttavia, quando fui vicino alla casa, titubai, non osai proseguire. Il signor Graham non mi aveva nulla risparmiato, neppure la minaccia d'espellermi con la violenza se osassi ripresentarmi sulla sua soglia: ed io temevo d'avventurare il mio temperamento focoso in una colluttazione con quell'uomo al quale avevo fatto già male abbastanza.

«Non avevo io forse col terribile mio atto della sera innanzi, atto di cui già presagivo le funeste conseguenze, desolato la vita dell'unica e adorata sua figliuola, sepolto sotto un nero pallio le sue più care speranze? No, per nulla al mondo non avrei voluto aggiungere al mio involontario misfatto la colpa d'alzar la mano su colui che per quanto ingiusto fosse stato verso un giovanetto innocente, era punito con un castigo assai troppo severo.

«Io sapevo che il suo furore era implacato, che egli avrebbe potuto eccitare il mio fino alla frenesia, e però mi proposi di non affrontarlo inconsideratamente. Un colloquio con lui dovevo averlo, a fine di confutare le calunniose accuse portate a mio carico; ma non tra le mura della sua casa, dove sua figlia soffriva per causa mia. Là, nel banco dove egli pretendeva ch'io avessi commesso un falso, ed, in presenza de' miei colleghi, avrei pubblicamente negato il delitto appostomi, e sfidato l'accusatore a darne le prove.

«Ma anzi tutto bisognava ch'io vedessi Emilia, o che almeno avessi sue notizie. Prima d'incontrarmi con quel padre, conveniva che conoscessi esattamente la natura e la gravità del male ch'io gli avevo fatto nella sua creatura. E per questo m'era forza attendere il favore delle tenebre, ed introdurmi nella casa di soppiatto.

«Vagai tutto il giorno, assillato dal mio cruccio, senza gustare nè desiderare cibo e riposo. Il pensiero della mia povera, adorata, torturata Emilia m'era presente sempre, mi tormentava indicibilmente. Le ore mi parevano eterne. Quella giornata conta ne' miei ricordi quanto un anno intero di miserie. Scese alfine la notte: una notte oscura, nuvolosa. L'aria era densa d'una nebbia così fitta, che nascondeva ogni cosa intorno alla distanza di pochi passi. La casa non m'apparve che quando fui davanti al portone. C'era fermo un legno che io riconobbi per il carrozzino del dottor Jeremy. Sussultai. Le sue visite ad Emilia erano cessate da più d'una settimana: lo avevano dunque richiamato a cagione della disgrazia! Data la presenza del medico, doveva esserci di certo anche il signor Graham. Perciò non entrai, e celato dalla nebbia attesi il momento opportuno.

«Da uno spiraglio del portone potevo esplorare con lo sguardo l'interno dell'atrio. Vidi due volte la signora Ellis scendere e risalire; alfine scese il dottore, a passi lenti: il signor Graham lo seguiva, e poichè quegli se n'andava direttamente, lo trattenne per interrogarlo sullo stato della figliuola, come arguivo dalla profonda ansietà che si dipingeva nel suo volto, mentre con una mano sulla spalla di quel vecchio amico della famiglia cercava di leggergli negli occhi la sua opinione. Il dottore mi volgeva il dorso, e io non potevo giudicare delle sue risposte se non dall'effetto che producevano sul padre d'Emilia, il quale nell'aspetto già sconvolto, abbattuto, tradiva un'angoscia crescente ad ogni sillaba proferita dalle labbra del medico le cui oneste e sincere parole erano oracoli per chi conosceva la somma sua perizia.