«Non occorrevano quindi altre testimonianze perchè fosse ribadita in me la certezza che il fato della sventurata fanciulla era irrevocabile; e guardando con pietà l'afflitto padre, pensando con terrore ch'io ero l'agente immediato in quell'opera di distruzione, sentivo ch'egli non poteva maledirmi più fieramente di quanto io maledissi me stesso. Ma per grandi che fossero il mio dolore e il mio pentimento, non mai scemati, d'aver avuto parte nello scatenarsi di quella tempesta in cui la giovanetta era così miseramente naufragata, non giungevo a dimenticare che ben maggior colpa ne aveva il signor Graham, nè a perdonargli la scellerata ingiustizia e gli oltraggi che mi avevano tratto di senno e snervato per modo da rendere uno strumento di rovina la mia mano tesa a recare soccorso.
«Quando poi, partito il dottor Jeremy, uscì anche il mio patrigno, ed io, osservandolo mentre passava sotto un lampione, vidi che all'espressione di dolore già era succeduta sulla sua faccia quella consueta di sussiego, di compiacimento di sè e d'arroganza; quando compresi, udendo il picchiare sonoro e misurato della sua mazza sul lastrico, ch'egli era assai lontano dalla mia umiltà e dalla mia contrizione, cessai di sprecare quei sentimenti pietosi di cui egli non pareva aver gran bisogno e che ancor meno meritava. Non compiansi più che me solo, e fissai il mio sguardo su quella figura d'uomo duro e superbo, con l'anima riboccante d'un odio implacabile.
«Non ritrarti da me, mia Gertrude, nel leggere questa franca confessione della mia natura appassionata e in quel momento eccitatissima. Tu forse non sai che sia odiare; ma fosti mai posta a simili prove?
«Non appena il signor Graham ebbe svoltato il canto, m'avvicinai alla casa; il portone era chiuso, ma avevo la mia chiave: apersi ed entrai. Tutto pareva tranquillo: nelle stanze terrene non c'era nessuno. Salii pian piano, passai in una stanzina in fondo al corridoio che metteva nella camera d'Emilia ed aspettai un pezzo. Non s'udiva una voce, non si vedeva anima viva. Alfine, temendo che il mio patrigno ritornasse presto, risolsi d'andare nella camera mia, ch'era al secondo piano, a prendere il mio denaro ed alcuni oggetti di valore di cui non volevo privarmi, e poi scendere nella cucina ed ottenere almeno quelle notizie d'Emilia che avrebbe potuto darmi la cuoca, certa signora Prime, donna d'ottimo cuore, la quale, n'ero sicuro, m'avrebbe compatito.
«Mi riuscì d'attuare la prima parte del mio disegno, ma a piè della scala di servizio m'imbattei nella signora Ellis che veniva dalla cucina con una tazza di brodo in mano. Costei era in casa Graham da poche settimane, messavi per ispiare le mie azioni, e perciò a me invisa. Ella conosceva tutti i particolari della disgrazia, ed era stata testimone della mia espulsione. Al vedermi si fermò di botto, gettò un grido soffocato, lasciò cadere la tazza e fece l'atto di fuggire, come davanti a una bestia feroce: infatti il mio aspetto in cui si dipingevano una selvaggia disperazione e il digiuno e la stanchezza, doveva darne l'idea....
«Io le sbarrai il cammino e la forzai ad ascoltarmi. Ma prima ch'io potessi rivolgerle la domanda che mi bruciava le labbra ella proruppe, confermando i miei più atroci timori:
«— Via di qui, ribaldo, via! Volete accecare anche me?
«— Dov'è Emilia? — gridai. — Permettete ch'io la vegga!
«— Vederla, voi? Orribile scellerato! No, ha già troppo sofferto per causa vostra. Pensa anche lei che basta, oramai. Lasciatela in pace.
«— Che intendete dire? — io feci con un urlo, scotendo violentemente per le spalle la governante le cui parole mi sbranavano il cuore, mi rendevano frenetico.