«A volte l'ascoltavo attento; a volte, assorto nelle mie dolorose riflessioni, non udivo più la sua voce e dimenticavo la sua presenza. Allora ella s'interrompeva, e quando, scotendomi dalla mia fantasticheria, alzavo subitamente gli occhi, sorprendevo il suo sguardo fisso nel mio volto con un'espressione di rimprovero che mi faceva raccogliere tutta la mia forza di volontà per mostrare di prestarle una seria attenzione, che spesso ella alfine riusciva a cattivarsi davvero.

«Fino ai quattordici anni Lucia era vissuta con sua madre in una casina sul Capo Cod. Soltanto a rari intervalli il focolare domestico veniva rallegrato dal ritorno del padre da uno de' suoi lunghi viaggi. Di solito si recavano in quelle occasioni nella città dove il bastimento era approdato, passavano alcune settimane in continuo tripudio, e poi se ne tornavano a piangere la partenza del gaio capitano, e a contare le settimane e i mesi che dovevano trascorrere prima di rivederlo.

«E infine avvenne che la madre ammalò e morì. Lucia mi diceva con parole commoventi il suo immenso dolore, e quanto amaramente il babbo aveva pianto apprendendo al suo arrivo la triste notizia; mi narrava la sua vita a bordo della nave che dopo la perdita della mamma era divenuta la sua casa; mi confidava come si sentisse mesta e abbandonata quando infuriava la burrasca ed ella, mentre il capitano era al suo posto sul ponte, sedeva sola sola nella cabina, ascoltando l'urlo del vento e il ruggito delle onde.

«Ella aveva gli occhi gonfi di lacrime nel parlare di queste cose, ed io la guardavo con pietà come una che il dolore faceva mia sorella. Ma le prove sofferte non potevano tuttavia soffocare in lei i vivaci e baldi spiriti giovanili. Cinque minuti dopo finito di raccontare con patetica eloquenza un episodio delle sue precoci peripezie, se il padre, sempre allegro, capitava a sorprenderla con qualche burletta e a stuzzicarla provocando le sue rappresaglie, ella era già bell'e pronta a un duello di frizzi, e perfino di scherzi un po' rudi. La cabina o la tolda risonavan di chiassose risate, di motti giocosi, le malinconie erano dimenticate; e io, rifuggendo da una gaiezza che mal s'accordava con la mia infelicità e feriva i miei nervi irritati, mi ritiravo in qualche angolo remoto a meditare e piangere su miserie per le quali non potevo sperare simpatia, cui nessuno poteva partecipare, che dovevo soffrire solo, senza conforto.

«Le mie sventure m'avevano reso così misantropo, che la gara di piacevolezze tra il buon capitano e la sua vispa figliuola, il riso musicale con cui la fanciulla rispondeva alle barzellette di due o tre vecchi marinari privilegiati, mi urtavano come un'offesa: nè avrei creduto possibile che una creatura tanto poco atta a comprendere le profonde mie pene, come Lucia, provasse per me una compassione sincera, se non avessi talvolta veduto, non senza commozione, la sua innocente ilarità cadere d'un tratto, e dar luogo ad un'aria grave e triste, quando per caso i suoi sguardi incontravano il mio viso addolorato, reso più scuro ancora dal contrasto con la sua allegria e quella de' suoi compagni.

«Ma non devo più dilungarmi sulla nostra vita a bordo, perchè ho da riferire gli eventi di anni, e conviene ch'io mi tenga nei limiti d'una concisa esposizione dei fatti. M'astengo dunque dal descriverti la spaventosa tempesta durante la quale, per due giorni e una notte, la povera Lucia fu pazza di terrore, e che a me, noncurante dei disagi, indifferente al pericolo, diede occasione di contraccambiare la sua benevolenza, prodigandole tutte le cure e tutti i conforti ch'era in mia facoltà darle. Ma questo ed altri casi del lungo viaggio, conferirono a farle concepire una fiducia in me che quando fummo arrivati in porto mi pose a una difficile prova, piuttosto impacciante.

XLVII.

Non rigettar

La mia preghiera! Questo lungo errare

Sempre più lunge, troppo m'ha estenuato,