Nè so una spiaggia dove il disperato

Mio dolor possa mai requie trovare.

E. B. Browning.

«Il capitano Grey morì. Eravamo a circa sei o sette giorni di navigazione da Rio Janeiro quando cadde improvvisamente ammalato, e tre giorni innanzi che gettassimo l'àncora in quel porto esalò l'ultimo respiro. Io aiutai Lucia ad assisterlo, gli chiusi gli occhi, e portai tra le mie braccia la fanciulla svenuta, in un'altra parte della nave. Le feci riprendere i sensi, e tentai di confortarla con parole affettuose; ma quando ella ebbe piena coscienza della sua sventura, s'abbattè in una cupa disperazione più penosa a vedersi che la precedente assoluta insensibilità.

«Suo padre non aveva in alcun modo provveduto a lei; nè invero egli avrebbe potuto farlo come provò in seguito lo stato de' suoi affari. Ben a ragione la poveretta si doleva della triste sua sorte, perchè ella si trovava senza altri parenti e senza denaro, e doveva sbarcare in una terra straniera che non offriva alcun ricovero all'orfana.

«Seppellimmo il capitano in mare. Compiuto il lugubre ufficio, andai in traccia di Lucia, e procurai novamente, come già m'ero provato senza alcun successo, di destare in lei il sentimento della sua condizione, e deliberare sul da farsi, posto ch'eravamo già vicini al porto, e tra alcune ore saremmo stati costretti a lasciare il bastimento e cercare alloggio nella città. Ella m'ascoltò, ma non aprì bocca,

«Infine accennai alla necessità di separarci, e le domandai che idee avesse per il suo avvenire. La sua risposta fu uno scoppio di lacrime.

«Io manifestai tutta la mia pietà per il suo cordoglio, la esortai a non disperarsi.

«Allora, tra i singhiozzi, e interrompendosi spesso per dare in esclamazioni di dolore, ella si raccomandò con semplicità infantile alla mia compassione, supplicandomi di non lasciarla, anzi diceva di non «abbandonarla», ricordandomi ch'era sola al mondo, e che toccando terra sarebbe stata sperduta in paese straniero, implorando la mia misericordia perchè la salvassi dal morire derelitta e disperata.

«Che dovevo fare? Mi trovavo anch'io solo e sperduto, la mia vita non aveva alcun fine. Eravamo tutt'e due del pari, orfani e desolati. Non v'era che un punto di differenza: io potevo lavorare e proteggerla, ella non era in grado d'aiutarsi. A me ella offriva una ragione di vivere: il rifugio ch'io avrei offerto a lei, per quanto povero, sarebbe stato sempre qualche cosa di meglio che il rimanere esposta ad ogni sorta di sofferenze e di pericoli. Io le dissi chiaramente che ben poco avevo da darle; perfino il mio cuore era spezzato. Ma volentieri avrei lavorato per sostentarla, l'avrei difesa, consolata, e forse anche amata, col tempo.