«L'ingenua fanciulla non pensava al matrimonio invocando il mio appoggio: cercava la protezione d'un amico, non già un marito. Io le spiegai che soltanto il vincolo coniugale poteva impedire la nostra separazione, ed ella nell'umiltà della sventura finì con l'accettare la mia non molto lusinghiera profferta.

«L'unico confidente del nostro subitaneo fidanzamento, l'unico testimonio della cerimonia nuziale, seguita poche ore dopo, fu un vecchio marinaro, un veterano incotto dal sole e dai venti, che aveva conosciuto ed amato Lucia fin da bambina, e il cui nome ti sarà probabilmente familiare: Ben Grant. Egli scese a terra con noi e ci accompagnò alla chiesa, che fu la nostra prima mèta, e poi nel più che modesto alloggio di cui bisognava per allora contentarsi. Il buon uomo si dedicò alla figlia del suo capitano con abnegazione; ma ahimè, in un frangente che or ora saprai, il suo zelo fu malinteso e riuscì funesto.

«Dopo molte difficoltà ottenni un impiego da un negoziante nel quale riconobbi per caso un ottimo amico del mio defunto padre. Egli era stabilito a Rio da parecchi anni, ed esercitava un vasto traffico. Volentieri m'accolse nella sua casa commerciale in qualità di commesso, e di tanto in tanto mi mandava anche a trattare affari in posti più o meno lontani. Le mie occupazioni erano regolari e proficue, sicchè presto non solo fui al riparo dal bisogno, ma potei procurare alla mia giovane sposa una certa agiatezza, se non il lusso.

«Il suo carattere dolce, il buon animo e l'umor gaio con cui aveva sopportato le privazioni, l'ardore de' suoi sforzi per rendermi felice, non rimasero senz'effetto. Combattei la mia torva malinconia, pervenni a rasserenare il mio aspetto; e le rughe precoci che la sua piccola mano amorosamente spianava, alfine non ricomparvero più. Il breve tempo che passai con tua madre, Gertrude, è un episodio soave nella memoria della tempestosa mia vita. Giunsi ad amarla molto; non come amavo Emilia.... questo sarebbe stato impossibile.... ma ella era il fiore solitario che cresceva sulla tomba delle mie speranze giovanili e diffondeva intorno a me una gentile fragranza. La figliuola ch'ella mi diede non m'è più cara perchè è una parte di me stesso che per essere il frutto di quel caro fiore, tanto presto divelto e schiacciato....

«Circa due mesi dopo la tua nascita, bambina mia, innanzi che i tuoi occhi avessero appreso a sorridere alla vista di tuo padre necessariamente molto spesso lontano da casa, gli affari di cui ero incaricato quale agente mi chiamarono in una piazza piuttosto distante da Rio. Ero assente da quasi un mese, avendo dovuto estendere il mio viaggio oltre l'itinerario fissatomi, e avevo sempre mandato regolari notizie a Lucia (la quale, però, credo non ricevette mai le mie lettere), quando capitai in un posto i cui dintorni erano infestati da malaria. Per amore della mia famiglia presi tutte le precauzioni a fine d'evitare l'infezione, ma furono inutili. La terribile febbre mi colse e giacqui settimane tra la vita e la morte. Durante la mia malattia fui crudelmente negletto, perchè non avevo colà alcun amico, e l'esiguità della mia borsa non allettava i mercenari: ma la pena in cui ero per Lucia e per te, superava di gran lunga i patimenti fisici, pur tanto gravi.

«La mia immaginazione inquieta mi suscitava ogni sorta di paure: ahimè, nessuna delle peggiori s'avvicinava alla realtà che m'attendeva al mio ritorno. Dopo un'interminabile degenza, ripresi la via di Rio, emaciato, estenuato, quasi privo di denaro e con le vesti lacere. E quando cercai la mia casa la trovai deserta, e fui ammonito d'allontanarmene, poichè la funesta epidemia della quale io ero stato preda, aveva poco meno che spopolato quella strada e le adiacenti. Benchè facessi le più minuziose inchieste, non potei saper nulla di mia moglie e della mia creatura. Corsi all'orribile carnaio dove durante l'infierire della pestilenza venivano esposti i cadaveri non riconosciuti; ma tra quei miserandi avanzi sfigurati era impossibile distinguere i propri congiunti dagli estranei. Errai giorni e giorni per la città sperando d'ottenere qualche informazione concernente Lucia: nessuno l'aveva mai udita menzionare. Esplorai tutte le banchine che Ben Grant, al quale v'avevo affidate, tua madre e te, soleva frequentare, chiesi di lui, descrivendo esattamente la sua persona: non ne scopersi la minima traccia.

«Il mio primo pensiero era stato ch'egli e Lucia si fossero, com'era naturale, rivolti al negoziante per cui viaggiavo a fine di conoscere la causa della mia prolungata assenza. E però trovando vuota la mia casa avevo affrettato il passo in cerca di lui. Anch'egli era caduto vittima del morbo dominante! Il suo banco era chiuso, la sua ditta cancellata. Io continuai le indagini finchè l'ultimo bagliore di speranza non fu spento. Ma venni assicurato che quasi nessuno tra gli abitanti del rione dove avevo lasciato la mia famiglia era sfuggito al flagello; e persuaso alfine che il mio fato continuava a perseguitarmi con un implacabile furore di cui quest'ultimo colpo, ch'io mi avrei dovuto aspettare, non era se non un singolo sfogo, disperatamente risolsi d'imbarcarmi, pagando la traversata col mio lavoro, sulla prima nave che mi portasse a questo prezzo lontano dai luoghi pieni di così strazianti ricordi.

«Da quel punto cominciò quella corsa angosciosa attraverso il mondo, senza termine e senza requie, in cui si riassume la mia vita. Con vari propositi, e lottando con varia fortuna per conseguirli, viaggiai in tutte le regioni del globo. Non v'è quasi una terra che il mio piede non abbia premuta; ho navigato tutti i mari, respirato l'aria di tutti i climi. Ho vissuto parimente nella città e nel deserto, fra gli uomini inciviliti e fra i selvaggi. Ed ho imparato la triste verità, che la pace non esiste in nessun luogo, e che l'amicizia per lo più è un nome vano. Se sono giunto a odiare, a sfuggire, a disprezzare il genere umano, è perchè io lo conosco bene.

«Una volta visitai perfino la dimora dove trascorse la mia adolescenza. Non conosciuto, non veduto, calcai il suolo familiare, mirai le facce familiari benchè tocche dal tempo. Stetti davanti alla finestra della biblioteca del signor Graham, vidi l'aspetto sereno d'Emilia, contenta, felice nella sua cecità e nell'oblio del passato. Una fanciulla sedeva accanto al fuoco tentando di leggere alla luce vacillante della fiamma. Io non sapevo allora che desse un così dolce incanto alla sua fisonomia pensosa, nè perchè il mio sguardo vi si posasse con raro piacere: nessuna voce diceva al mio cuore paterno che io contemplavo il volto della mia figliuola. Non giurerei che il forte impulso da cui mi sentivo spinto ad entrare, a farmi riconoscere, ad implorare da Emilia una parola di perdono non fosse per prevalere sul timore del suo sdegno; ma in quella apparve il signor Graham, con la sua aria glaciale e severa, ed io fuggii di là.... Il giorno seguente ripartivo alla volta di luoghi lontani.

«Quantunque nei diversi lavori che ero costretto a intraprendere per mantenermi decentemente, io guadagnassi spesso tanto da poter godere una temporaria indipendenza, e concedermi il lusso di costosi viaggi, non pensavo ad accumulare un patrimonio: a che m'avrebbe servito, poichè non avevo da provvedere che alla sodisfazione de' miei bisogni immediati? Ma il caso mi gettò dinanzi quella ricchezza ch'io non m'affannavo a cercare.