È colmato l'abisso, è la notte fuggita

Il cui mister separa la morte dalla vita.

Hemans.

Non appena gli occhi di Gertrude, che avidamente divorano il manoscritto, cadono sulle ultime parole, ella balza in piedi e si precipita fuor della camera, dove rimangono sparsi per il pavimento i fogli scivolati dal suo grembo nel rizzarsi.

Scende le scale di volo, scappa dalla porta posteriore dell'atrio, si slancia attraverso il praticello, che è dietro la casa, ora tutto umido della rugiada vespertina, ed entra nel padiglione dall'uscio opposto a quello dove Filippo Amory, con le braccia conserte e lo sguardo fisso, attende la sua venuta.

Egli non ode il suo passo, tanto è leggero; prima che si sia accorto della sua presenza, ella gli si getta sul petto, e tutta tremante, tutta scossa dalla violenza della sua agitazione che, a lungo repressa, adesso la soverchia, prorompe in un pianto veemente, interrotto solo da frequenti e profondi singhiozzi. Suo padre se la stringe al cuore così forte, che ella ne sente i palpiti precipitati, e tenta di sedar quella tempesta di dolore e di gioia, mormorando dolcemente, come a un bambino:

— Chetati, chetati, creatura mia, tu mi fai spavento! —

E a poco a poco, calmata dalle blande carezze paterne, la fanciulla perviene a dominare i suoi nervi, e solleva la faccia, sorridendogli fra le lacrime. Stanno così alcuni minuti, in un silenzio che dice più delle parole. Avvolta nelle pieghe del pesante mantello con cui egli la ripara dalla fresca aria notturna, e sempre stretta nel suo vigoroso amplesso, Gertrude sente che la comunione delle loro anime è compiuta; e all'esule ramingo che da sì lungo tempo non aveva più provato il dolce influsso d'un sorriso amoroso, brilla nelle pupille tutta la tenerezza sgorgante dal suo cuore non indurito nè inaridito dalla solitudine.

La luna, che ogni tanto si nasconde dietro una nube, quando torna a far capolino li rivede nel medesimo atteggiamento. Alfine, uscita in uno spazio libero e sereno, contempla al chiaro suo lume il padre che alza verso di sè il viso della figliuola e fissandola negli occhi roridi e lucenti, rimovendo carezzevolmente dalla sua fronte i capelli scomposti, le chiede con accento di commovente preghiera:

— Mi amerai dunque?