E però la loro riunione apparteneva più al cielo che alla terra. Se le loro anime si fossero incontrate di là dalla tomba, nel soggiorno beato dove quelli che da lungo tempo furono divisi si ricongiungono in eterno, appena la loro gioia sarebbe potuta essere più pura, la loro felicità più perfetta.
Quando alfine sedettero tranquilli l'uno accanto all'altra, con le dita sempre amorosamente intrecciate, Filippo udì dalle labbra d'Emilia tutta la storia del suo dolore: le speranze e i timori, le preghiere e la disperazione; narrò poi egli a lei le sue tristi vicende, ed ella, ascoltandolo, lasciò cadere molte lacrime e molti baci sulle mani che teneva tra le sue. Allora soltanto cominciarono a credere alla realtà di quella consolazione tanto lungamente negata, ma oramai così pienamente concessa, che prometteva loro giorni felici anche su questa terra.
Emilia pianse sulle sventure e sulla morte prematura di Lucia, e apprendendo che la fanciulla a cui aveva posto tanto affetto e da lei con tanta cura educata era la figliuola di Filippo, inalzò a Dio una tacita preghiera di gratitudine per averle affidato nell'apparentemente inutile e desolata sua vita una così nobile, così santa missione.
— Se potessi amarla di più, caro Filippo, — ella disse — lo farei per amor vostro e della dolce e innocente sua madre che tanto sofferse!
— E voi mi perdonate, Emilia? — domandò egli, quando, finito di narrare il doloroso passato, s'abbandonarono alla soave delizia dell'ora presente.
— Perdonarvi?... Oh, caro, che ho da perdonare?
— La tremenda disgrazia che vi avvolse in perpetue tenebre.
— Filippo! — esclamò ella in tono di rimprovero. — Potete credere ch'io ve ne facessi una colpa, ch'io vi biasimassi un momento solo pur nel mio segreto pensiero?
— Non volontariamente, ne sono sicuro, cara. Ma avete dimenticato ciò ch'io non potrò dimenticare mai.... che nel tempo della vostra angoscia, non soltanto il soverchiante pensiero, ma le vostre labbra stesse proclamarono la mia condanna.... il diniego di quella pietà, di quel perdono che la vostra anima torturata non trovava per il crudele che v'aveva fatto tanto male.
— Voi, crudele! Mai, neppure nel mio più disperato delirio, io non vi feci cotesta ingiuria, Filippo, cotesta accusa immeritata!... Il mio cuore poco filiale mormorò contro l'ingiustizia di mio padre, ma verso di voi non fu mai reo di un tale tradimento.