— Quella maligna donna mentì dunque asserendomi che il solo mio nome vi faceva rabbrividire?
— S'io rabbrividivo, era perchè tutto l'essere mio si ribellava all'idea del torto immane che avevate patito.... Oh, siatene certo, s'ella v'affermò che i miei sentimenti per voi erano altri che di pietà e d'immutabile affetto, le sue parole derivavano da un deplorevole errore!
— Dio, Dio, come perfidamente fui ingannato! — gemette egli.
— Non dite perfidamente, — replicò Emilia. — La signora Ellis, con tutta la sua severa formalità, fu vittima anch'essa delle circostanze. Era un'estranea tra noi, e vi credeva diverso da quel che eravate; ma se l'aveste veduta, alcune settimane dopo, piangere amare lacrime sulla parte da lei assunta nei fatti che vi spinsero alla disperazione, e, si credeva allora, alla morte, avreste sentito, come sento io, che l'avevamo giudicata male, e che un cuore di donna palpitava sotto quell'apparenza di dura pietra. L'intensità del suo dolore mi maravigliò allora: adesso comprendo ch'era acuito da un rimorso ch'io non sospettavo. Ma dimentichiamo le tristezze del passato e confortiamoci nella fede che la mano amorosa da cui ci è data questa gioia ci afflisse finora con fini di misericordia.
— Di misericordia? — esclamò Filippo. — E dove ne scorgete nella mia sciagura e nella vostra? Può essere una mano amorosa quella che fece di me lo strumento fatale, e di voi la vittima, d'una delle più gravi sventure umane?
— Non parlate della mia cecità come d'una sventura! — rispose Emilia. — Da gran tempo ho cessato di considerarla tale. Soltanto nell'oscurità della notte vediamo brillare le luci del cielo, soltanto quando siamo esclusi dalla terra possiamo varcare le porte del Paradiso. Finchè avevo occhi per contemplare le maraviglie della natura e le glorie del Signore, li tenevo chiusi tuttavia dinanzi alle manifestazioni della bontà divina onde ero circondata. Mentre godevo i bellissimi e splendidissimi doni profusi sul mio cammino, obliavo di ringraziare e lodare il donatore; e con cuore ingrato, procedevo spensierata nel mio peccaminoso egoismo senza por mente alle insidie lusinghiere tese sui passi della gioventù.
«E però la mano paterna di Colui che sempre vigila sopra di noi per il nostro bene, arrestò la creatura errante fuor della via che sola conduce alla pace, e quantunque il castigo giungesse improvviso ed aspra fosse la disciplina della verga punitrice, la misericordia nondimeno temperò la giustizia. Dalla tomba delle mie gioie sepolte sbocciarono speranze che fioriranno nell'immortalità. Dalle nubi e dalle tenebre sorse una fulgida aurora. Ciò ch'era nascosto alla veduta corporale si rivelò all'anima destata dalla vera luce, e il mio spirito turbato acquistò l'eterno riposo già sulla terra. Non piangete dunque, Filippo, sul mio fato ch'è lungi dall'essere triste: ma gioite con me nel pensiero di quel felice e non lontano risveglio, quando con gli occhi riaperti nella visione della beatitudine celeste, io starò dinanzi al trono di Dio, e fruirò della gloriosa presenza da cui, senza la luce sgorgata nell'anima mia dalla profondità delle mie tenebre terrestri, sarei stata forse bandita in sempiterno. —
Nel momento che Emilia finiva di parlare e Filippo, compreso d'ammirazione e di rispetto, contemplando nel suo viso raggiante d'un santo gaudio il trionfo dello spirito immortale, meditava sulla maestà e la potenza conferite da una pietà sincera, l'uscio s'aprì bruscamente ed entrò il signor Graham.
Il suono del noto passo troncò il sublime volo dei loro pensieri. Il colore che l'eccitazione aveva dato alle gote d'Emilia svanì in una pallidezza più intensa della consueta, mentre Filippo si rizzava lentamente dal posto che occupava al suo fianco, e con gesto deliberato si poneva di fronte al patrigno.
Il signor Graham, il quale aveva l'aria tra stupita e scrutatrice d'un padrone di casa che trova nel suo salotto un visitatore ch'egli non conosce eppur sembra aspettare d'essere riconosciuto, si volse verso sua figlia come sperando di venir tratto d'impaccio da una regolare presentazione. Ma Emilia, turbatissima, taceva, e Filippo rimaneva immobile, impassibile.