Quando il vecchio, che seguitava ad avanzarsi, incerto, fu a due passi da quest'ultimo, si fermò di botto, colpito dal suo fiero atteggiamento, e lo fissò in volto: ma non appena i suoi occhi s'incontrarono negli occhi fulminei del suo figliastro, vacillò, stese la mano verso la mensola del caminetto, e certo sarebbe caduto se Filippo non fosse stato pronto a sorreggerlo e farlo adagiare nella sua poltrona collocata dirimpetto al sofà.

Nessuno ancora pronunziava una parola.

Finalmente il signor Graham che, piombato a sedere di peso, non distoglieva lo sguardo attonito dal redivivo, esclamò con voce commossa:

— Filippo Amory! Oh, Dio mio!

— Sì, babbo, — disse Emilia alzandosi di scatto e afferrando un braccio di suo padre — è Filippo! Colui che per tanti anni abbiamo creduto morto, ci è reso sano e salvo! —

Egli si rizzò, e appoggiandosi alla spalla della figliuola s'avvicinò di nuovo al figliastro che, incrociate le braccia sul petto, aveva ripreso la sua attitudine rigida e severa. Il robusto vecchio camminava con un passo malsicuro assai diverso dal solito, e la sua mano era agitata da un tremito mentre la tendeva a Filippo.

Ma Filippo non la prese, nè rispose verbo.

Il signor Graham, parlando ad Emilia senza ricordarsi ch'ella non vedeva quella scena, disse con un tono d'amarezza e insieme di rammarico:

— Non posso biasimarlo.... Feci un torto ingiusto al ragazzo, e Dio lo sa!

— Ingiusto! — esclamò Filippo con voce così cupa da far quasi paura. — Dite che avete funestato la sua vita, distrutto la sua gioventù, spezzato il suo cuore, infamato il suo nome!