Era quasi la mezzanotte quando il signor Amory si dispose a partire. Emilia, la quale aveva sperato ch'egli sarebbe rimasto a villa Graham come in casa propria, insistette per trattenerlo, e Gertrude unì alle vive preghiere di lei quella tacita del suo sguardo. Ma egli si mantenne fermo nella propria risoluzione con una serietà che provava quanto fosse irremovibile.

— Filippo, — disse infine la cieca posandogli una mano sulla spalla — voi non avete ancora perdonato a mio padre. —

Ella aveva letto nel suo pensiero. Egli sussultò al suo tono di rimprovero, ma tacque.

— Gli perdonerete, però, gli perdonerete, — ella proseguì con voce supplichevole. — Non è vero, caro? —

Filippo esitò un poco, poi la guardò e rispose:

— Sì, per amor vostro, Emilia, gli perdonerò.... col tempo. —

Partito ch'egli fu, Gertrude, dopo essersi indugiata sulla soglia, finchè non vide svanire la sua figura discernibile appena al fievole lume della luna calante, rientrò nel salotto dicendo con un gran sospiro di sodisfazione:

— Oh, che giornata è stata questa! —

Ma subito si represse alla vista d'Emilia che, in ginocchio accanto al sofà, giunte le mani, la faccia alzata al cielo, pareva, nella sua candida veste fluente intorno a lei sul pavimento, la personificazione della purità e della preghiera.

Pianamente, la fanciulla s'inginocchiò al suo fianco, le cinse un braccio al collo, e così unite offersero a Dio i ringraziamenti e le lodi che salivano dai loro cuori traboccanti di gioia e di riconoscenza.