XLIX.
Gentil creatura, te bambina amai,
Per terra e mari sempre meco in cuor
L'immagin tua, la voce tua portai.
Deh, parla, o cara, e per me vivi ancor!
Hemans.
True Flint era stato reverentemente sepolto dal suo vecchio amico Cooper nell'antico cimitero attiguo alla chiesa dove questi teneva l'ufficio di sagrestano: un cimitero da lungo tempo abbandonato, come mostravano le sue pietre ricoperte di musco e in parte rovesciate. Ma prima che il già cadente edifizio dovesse cedere il luogo a una bella chiesa moderna, i venerati resti dello zio True avevano trovato un più sicuro riposo.
Col gusto delicato e il pietoso sentimento che ai nostri giorni fanno eleggere per le sacre dimore dei morti luoghi tra i più ameni, un delizioso boschetto su terreno ondulato, poco lontano dalla villa del signor Graham, era stato adibito a uso di camposanto rurale. E nell'angolo più tranquillo e ridente di quell'asilo di pace, il buon lampionaio dormiva il sonno eterno.
Quella zolla di terra acquistata per affettuosa liberalità di Guglielmo, scelta da Gertrude e da lei abbellita di fragranti rose e d'edera sempre verde, racchiudeva adesso anche le salme del signor Cooper e della signora Sullivan. Su quelle tre tombe la fanciulla educava molti fiori inaffiati dalle sue lacrime. E segnatamente nelle ricorrenze degli anniversari, ella considerava come un pio e caro dovere l'ornarle di fresche ghirlande.
Con questo fine, in un bel pomeriggio circa una settimana dopo il felice evento, ella si dirigeva dalla villa al camposanto. Recava appeso al braccio un paniere contenente la sua offerta, e affrettava il passo, tutta assorta nei suoi pensieri.