Aveva lasciato suo padre con Emilia. Benchè egli le avesse espresso il desiderio di visitare una volta la tomba dello zio True, s'era astenuta dall'invitarlo ad accompagnarla vedendoli discorrere insieme con tale evidente piacere, che le sarebbe parso un peccato disturbarli.
E appunto alla loro calma e serena felicità ella pensava, incominciando la sua passeggiata, e pensava anche ai vincoli d'affetto che la univano ad entrambi, all'amore d'Emilia posto a sì lunghe e dure prove, alla tenerezza che profondeva su lei in mille modi il padre ritrovato, e che, lo sentiva, ella poteva ricambiare appena con la sua devozione per tutta la vita.
Ma poi, ogni poco, in mezzo alle sue riflessioni sulla dolce e fida amicizia tra lei ed Emilia, che gli anni avevano resa sempre più forte, e su quell'affezione paterna e filiale di così recente origine eppure già tanto intima, tanto viva, che il tempo nulla avrebbe potuto aggiungervi, i ricordi d'un altro amore, più antico e non meno tenero, adesso, ahimè, miseramente infranto, le si riaffacciavano a mal suo grado. Ella tentò di bandire dalla sua memoria l'infedeltà di Guglielmo, stimando che sarebbe stata ingratitudine piangere le speranze perdute, dimentica delle sante gioie che le restavano ancora. Tentò di ribadire nell'animo suo la risoluzione ultimamente presa di non pensar mai a ciò ch'era stato il più amaro dolore della sua vita passata, per consacrare tutto il rimanente dei suoi giorni alla felicità di suo padre e d'Emilia.
Non ci riusciva però. Quei ricordi penosi ritornavano in folla, insistenti, soverchianti, ad onta d'ogni suo sforzo per cacciarli, e infine cessando la vana lotta ella s'abbandonò a una profonda e malinconica meditazione.
Ella aveva ricevuto altre due visite di Guglielmo, dopo la prima. La seconda era stata assai simile a questa, e nell'ultima il loro impaccio era aumentato anzichè scemare. Parecchie volte, invero, il giovane aveva mostrato un'intenzione di rompere il ghiaccio, e ritornare all'usata familiarità di linguaggio e di maniere: ma tosto un rossore, o un'aria di confusione e d'angoscia, della fanciulla, lo facevano desistere da ogni tentativo di dissipare quel riserbo, quella mancanza di confidenza che mettevano tra loro una barriera. Dal canto proprio Gertrude, in tutt'e due le occasioni, s'era proposta d'accoglierlo con la franchezza e la cordialità ch'egli doveva attendersi da lei; al suo presentarsi, infatti, gli aveva sorriso affettuosamente, e porto la mano in atto così fraterno, da incoraggiarlo a trattenerla nella sua e stringerla con calore: ma parendo egli allora in procinto di parlarle a cuore aperto, di liberarsi dal peso d'un grande segreto, ella s'era bruscamente ritratta, e preso su un lavoretto pur che fosse, gli aveva rivolto mentre sembrava applicata a quello, una domanda su cose indifferenti: contegno che sbaragliava le sue idee, e lo sconcertava per tutta la durata della visita.
Ora, ponderando i miseri e penosi risultati di questi loro colloqui, ella quasi desiderava ch'egli cessasse di rinnovarli, perchè credeva che i sentimenti d'entrambi sarebbero meno feriti da una totale separazione, che da incontri in cui divenivano sempre più estranei l'uno all'altra.
Per quanto fosse strano, ella non aveva partecipato a Guglielmo l'evento, tanto importante per lei, della scoperta di suo padre, d'un padre che così caramente amava. Una volta s'era accinta a farlo, ma il solo pensiero di parlare all'amico dei suoi primi anni di ciò che la toccava nell'intimo dell'anima, la turbava a segno, che aveva taciuto per tema d'essere soverchiata dalla commozione, e, perduta la padronanza di sè, trascinata a tradire il suo dolore.
Ma una cosa l'angosciava sopra ogni altra. Nel suo primo vano tentativo di gettare la maschera, Guglielmo aveva chiaramente accennato alla propria infelicità; e prima ch'ella trovasse modo di mutar discorso, e scansare una confidenza alla quale non si sentiva preparata, egli era giunto a manifestarle una malinconica sfiducia nell'avvenire.
Ella non poteva spiegarsi cotesta confessione, se non connettendola col suo fidanzamento: e le destava il sospetto che, abbagliato dalla rara bellezza d'Isabella, egli si fosse impulsivamente avvinto ad una fanciulla che non era capace di renderlo felice. Le piccole scene di cui il caso l'aveva fatta testimone, la confermavano in questa idea, giacchè ogni volta che le era accaduto di vedere insieme i due innamorati e d'udire le loro parole, Guglielmo pareva avere qualche ragione di malcontento.
— Egli l'ama, — pensava Gertrude — e anche l'onore lo impegna; ma già s'avvede della disarmonia tra le loro nature. Povero Guglielmo! È impossibile che sia felice con Isabella! —