— Guglielmo! — ella gridò, turbatissima. — Non sentite quanto stranamente suoni cotesto linguaggio in bocca vostra?
— Perchè stranamente? — replicò egli, quasi offeso. — È forse tanto strano ch'io v'ami? Non ho io per anni alimentato il ricordo del nostro antico affetto, non ho sempre riguardato la nostra riunione come l'unica mia speranza di felicità? Non mi ha quest'amorosa speranza sostenuto e confortato nelle mie fatiche, e fatto pregiare la vita nonostante la perdita de' miei cari? E vorrete, Gertrude, qui in cospetto dei freddi tumuli dove giacciono sepolti quelli che soli, oltre voi, amavo sulla terra, schiacciare e distruggere senza compassione questo solitario, ma pur....
— Guglielmo, — ella lo interruppe, ridivenuta calma, e parlando in tono benevolo, ma serio — vi pare onorevole parlarmi così? Voi dimenticate....
— No, non dimentico nulla! — egli esclamò appassionatamente. — So che non ho diritto di molestarvi, di tormentarvi, e non lo farò più. Ma Gertrude, sorella Gertrude (giacchè il sogno d'un più stretto vincolo tra noi è svanito), non vogliate biasimarmi, nè vi maravigli troppo, se non mi sento ancora capace di fare la mia parte di fratello. Io non posso rimanere vicino a voi, non posso rassegnarmi ad essere pazientemente il testimonio della felicità d'un altro. Ma i miei servigi, il mio tempo, la mia vita sono ai vostri comandi, e nel mio esilio non cesserò mai di pregare Iddio che lo sposo da voi scelto, chiunque egli sia, si mostri degno della mia nobile Gertrude e l'ami, s'è possibile, quanto io l'amo!
— Che follia è cotesta, Guglielmo? — disse la fanciulla. — Io non sono fidanzata a nessuno; ma che debbo pensare del tradimento vostro verso Isabella?
— Isabella? — gridò il giovane, rizzandosi, come afferrato da una nuova idea. — È dunque arrivata fino a voi quella sciocca diceria? E voi avete potuto prestarvi fede, per quanto evidentemente falsa?
— Falsa? — fece Gertrude sollevando le palpebre fino allora abbassate, e gettando a Guglielmo, attraverso le lunghe ciglia umide di pianto, un profondo sguardo scrutatore.
Egli lo sostenne, calmo, a capo eretto, e rispose senza esitare, con un tono di maraviglia e di rimprovero:
— Falsa, sì! È mai possibile che, conoscendo tanto bene me e lei, ne abbiate dubitato pur un momento?
— Ahimè, — ella gridò — devo non credere alla testimonianza de' miei occhi e de' miei orecchi? Se mi fondassi su qualche altra meno sicura, potrei pensare che fui ingannata. Non tentate di nascondermi una verità ch'io sono in grado d'affermare. Trattatemi con franchezza. Oso dirlo, Guglielmo, la merito da voi, la merito!