In una bella città, a trenta miglia circa da Boston, sulla riva d'uno di quei laghetti circondati d'ameni colli, che sarebbero celebrati dai poeti in un paese meno ricco di questi incantevoli specchi d'acque limpide e azzurre, sorgeva una villa gentilizia d'antica ma solida costruzione. Era appartenuta agli avi paterni di Filippo Amory, ed era stata la prima dimora e l'unica eredità di suo padre che la teneva carissima. Solo l'acuto sprone della povertà aveva potuto spingerlo a venderla, con grande riluttanza.
Riscattare quell'avito dominio, restaurare e introdurre giudiziosamente le comodità moderne nella vecchia casa, infertilire e abbellire i terreni, era il sogno di Filippo. Le sue ricchezze adesso gli permettevano d'avverarlo. Egli non perdette tempo, e la primavera che seguì il ritorno in patria dell'esule da lunghi anni errabondo, vide l'opera quasi compiuta.
Intanto Gertrude era andata sposa a Guglielmo, e i Graham erano tornati in città, dove passando Isabella l'inverno con sua zia, la vivace signora dava gran ricevimenti in suo onore, mentre andava già meditando di rimodernare la villa del marito, per la ventura stagione.
Ed Emilia, la quale aveva perduto il suo maggior tesoro, e si trovava costretta a vivere in un ambiente così poco in armonia col suo spirito non mormorava; ma contenta della sua sorte non chiedeva nè sognava di mutarla, finchè un giorno Filippo venne a lei, le prese dolcemente la mano, e le disse:
— Questa casa non fa per voi, Emilia. Voi qui, fra tanta gente, siete sola come son solo io nella mia romita villa. Noi due ci siamo amati; da fanciulli fummo un'anima, e un cuore nella nostra giovinezza, e tali siamo sempre. Perchè dovremmo rimanere ancora divisi? Vostro padre non s'opporrà più ai nostri desiderî; e voi, mia amatissima, vorrete forse negarvi di allietare la vita solitaria del vostro canuto innamorato? —
Ma ella scosse il capo e rispose col suo sorriso ineffabilmente soave:
— Oh, Filippo, non ne parlate! Pensate alla mia debole salute, e alla mia cecità!
— La vostra salute, cara Emilia, è migliorata dimolto: già le rose rifioriscono sulle vostre gote; quanto alla vostra cecità, sarà per me un conforto il farvela dimenticare con la mia devozione. Oh, non mi rimandate deluso! Un fato crudele ci divise per anni; non vogliate, adesso che possiamo essere ricongiunti, prolungare questa dolorosa separazione! Unirmi al mio primo amore è la mia più dolce, la mia unica speranza di felicità sulla terra! —
Ed ella non ritrasse la mano ch'egli teneva, ma porse anche l'altra alla sua fervida stretta.
— Avevo sempre pensato, caro Filippo, che innanzi quest'ora sarei stata chiamata nella mia patria celeste, e anche adesso sento che la mia dimora quaggiù non sarà lunga: ma finchè dura, o più o meno, sia secondo il vostro desiderio. Non sia mai che una mia parola divida due cuori così profondamente uniti. La vostra casa sarà la mia. —